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L'intervista

«Anziani, la Sicilia sarà la prima regione ad applicare la legge». Monsignor Paglia e la rivoluzione dell'assistenza

Il presidente della regione Schifani coglie l’assist dell'arcivescovo tra i fondatori di Sant'Egidio: i due ieri a Catania insieme per un pranzo comunitario

Leandro Perrotta

10 Gennaio 2026, 10:32

In Italia dal 2023 c'è una norma specificamente dedicata agli anziani. Si tratta della legge 33 che ha come obiettivi la promozione del cosiddetto “invecchiamento attivo” e dell'autonomia, ma soprattutto mira a rivoluzionare l’assistenza e la gestione della non autosufficienza, integrando servizi sanitari e sociali per creare un sistema di supporto per anziani e caregiver. Il tutto con grandi risparmi sia in Sanità che nel Sociale.

Manca però attuarla la legge, e la Sicilia è oggi «l'unica regione in Italia che ha accolto con un entusiasmo questa legge». A dirlo è l’arcivescovo Vincenzo Paglia, che questa norma l’ha voluta, promossa e seguita nel suo percorso legislativo. Oggi, con la Comunità di Sant'Egidio di cui è stato nei primi anni ’70 uno dei fondatori, è quindi vicino al risultato.

Una rivoluzione quindi, ma per comprenderla bisogna guardare a un impegno che non è nato nelle aule parlamentari, ma tra i vicoli di Trastevere mezzo secolo fa. Monsignor Paglia racconta a La Sicilia la storia di Filomena. Era un’anziana che aveva trovato rifugio nella piccola chiesa di Sant’Egidio, quella dove è nata la Comunità. «La sua gloria erano i capelli», ricorda l’arcivescovo con una nota di commozione, «le scendevano fino al ginocchio. Wanda Osiris le faceva un baffo». La storia non ha un lieto fine. Contro il parere della Comunità, i figli decisero di ricoverarla in un istituto. Le tagliarono subito i capelli. Il giorno dopo, Filomena è morta. «Questo mostra la crudeltà di una società che non sa capire come accompagnare quegli anziani. Oggi li fa vivere di più, ma non li sa custodire».

È per evitare che ci siano altre Filomena che ieri, a Catania, le istituzioni e il terzo settore si sono seduti allo stesso tavolo, letteralmente. L’occasione è stata il pranzo sociale con gli anziani della Comunità di Sant'Egidio, un momento di condivisione che ha visto la partecipazione del presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani. Accolto dal presidente della comunità etnea Emiliano Abramo, dal rettore dell'Università Cattolica di Tirana Leonardo Palombi, dal primo firmatario dela proposta di legge in Sicilia, il deputato Ars Nicola D'Agostino, e dallo stesso Monsignor Paglia, Schifani ha ribadito l'impegno dell'isola per attuarla, la legge 33. «Il mio governo guarda con favore a una legge regionale sugli anziani, ispirata all’esperienza e alle proposte provenienti dalla comunità di Sant’Egidio a livello locale e sulla scorta della normativa nazionale», ha dichiarato. «Predisporre misure e servizi che aiutino le persone più avanti nell’età ad affrontare serenamente la quotidianità è una priorità che condividiamo».

La legge 33 cerca di sanare quello che Paglia definisce «il peccato originale delle disfunzioni»: la separazione tra il sociale e il sanitario. Una divisione burocratica che ignora la realtà della vita. «La solitudine è una questione sociale», spiega l'arcivescovo, «ma il giorno dopo diventa sanitaria, perché non hai aiuti e cadi o ti ammali». Integrare questi due aspetti non è solo un dovere morale, ma una strategia economica intelligente. L'assistenza domiciliare continuativa, principio cardine della riforma, permette di curare gli anziani nel loro ambiente, evitando «l'intasamento dei pronti soccorso» e la «permanenza di parcheggio nei reparti degli ospedali», che non solo costa una fortuna alla collettività, ma peggiora la salute dei pazienti.

Fortunatamente, le risorse ci sono. «La recente legge finanziaria ha previsto i fondi necessari per i decreti attuativi da riservare alle regioni», uno spazio economico che, come ha scherzato l’arcivescovo sul proprio cognome, dimostra che «anche un po' di paglia a Natale va bene». E la Sicilia ha giocato d'anticipo. «Tutte le nove Asp dell'isola hanno deciso di avviare la sperimentazione, con Catania in prima linea».

Si tratta di un approccio che prevede l'uso della telemedicina, device tecnologici, ma soprattutto capitale umano. Nei piccoli paesi, dove lo spopolamento e l'isolamento mordono più forte, si prevede l'assunzione di “operatori di comunità”: giovani, magari ex Neet, formati con corsi specifici per prendersi cura del territorio.

La riforma promuove anche il “co-housing”, per condividere spese e combattere l'isolamento. Paglia cita l'esempio di due consuoceri a Bari che, con i figli all'estero, hanno deciso di vendere i rispettivi appartamenti per prenderne uno più grande e vivere insieme. E su questo punto «anche Cassa Depositi e Prestiti ha mostrato interesse per finanziare ristrutturazioni mirate».

C'è poi un aspetto macroeconomico spesso sottovalutato: i “nonni” colonna portante del welfare italiano. La Commissione presieduta da Paglia per arrivare alla norma ha tentato di quantificare economicamente il tempo che i nonni dedicano ai nipoti. Il risultato è sbalorditivo: «Vale una finanziaria». In un'epoca in cui aumenta il ritiro sociale tra i giovani, come «i 70.000 hikikomori italiani», dice Paglia citando il termine giapponese, la relazione intergenerazionale diventa un salvagente.