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LA STORIA

Alessandro Baudo, la verità scoperta nel 1993 e il lungo percorso per ritrovare Pippo

La rivelazione a 31 anni, i vincoli dell’Italia degli anni Sessanta e il rapporto costruito dopo: una storia familiare che va oltre l’etichetta di “figlio segreto”

06 Ottobre 2026, 12:17

12:20

Alessandro Baudo, la verità scoperta nel 1993 e il lungo percorso per ritrovare Pippo

Per Alessandro Baudo, Pippo non era un volto conosciuto soltanto attraverso la televisione: era una persona vicina alla famiglia, ricordata come uno zio. Scoprire che quell’uomo era suo padre biologico significò rileggere l’infanzia senza poter cancellare chi lo aveva cresciuto. La sua storia non riguarda soltanto un segreto: riguarda due paternità e il tempo necessario per dare a entrambe un posto.

La verità arrivata nell’età adulta

Alessandro, conosciuto anche come Alex, è nato nel 1962 dalla relazione tra il presentatore catanese Pippo Baudo e Mirella Adinolfi. La madre era sposata con Tullio Formosa, dirigente della Rai, l’uomo che lo crebbe e che Alessandro considerò suo padre. Baudo apparteneva invece alla cerchia delle persone vicine alla famiglia: una presenza conosciuta e affettuosa, ma interpretata dal bambino attraverso un ruolo diverso da quello che avrebbe scoperto da adulto.

La rivelazione arrivò nel 1993, quando aveva 31 anni. Secondo quanto riportato nell'intervista concessa al Corriere della Sera, fu il fratello Riccardo a comunicargli la verità. Alessandro scoprì anche che altre persone conoscevano già la sua origine. Il turbamento, dunque, non riguardava soltanto l’identità del padre biologico: investiva il rapporto con chi aveva custodito quella notizia e la lettura dei propri ricordi familiari.

Nello stesso racconto, Alex ricorda le visite del conduttore nella casa di Roma, dove Mirella riceveva persone dello spettacolo. Soltanto dopo avrebbe ricostruito la relazione nata mentre il matrimonio della madre attraversava una crisi. La familiarità con Baudo, quindi, precedeva la consapevolezza della paternità: non dovette conoscere uno sconosciuto, ma attribuire un significato nuovo a una persona già presente nella propria memoria.

Mirella e Pippo, una relazione nell’Italia prima del divorzio

Per comprendere il segreto bisogna distinguere le scelte personali dal contesto nel quale furono compiute. All’inizio degli anni Sessanta, una donna sposata non poteva sciogliere il matrimonio attraverso il divorzio. L’istituto entrò nell’ordinamento italiano con la legge 1 dicembre 1970, numero 898: otto anni dopo la nascita di Alessandro. È un riferimento concreto, non un semplice richiamo a un’Italia genericamente più conservatrice.

Esisteva inoltre una disparità penale che colpiva direttamente le donne. L’articolo 559 del Codice penale puniva l’adulterio della moglie; la Corte costituzionale, con la sentenza 126 del 1968, dichiarò illegittimi i primi due commi della disposizione. La decisione contestava un trattamento discriminatorio non giustificabile attraverso la tutela dell’unità familiare. Quando Mirella e Baudo ebbero Alessandro, quel cambiamento era ancora lontano.

Il percorso proseguì nel 1969, quando la Consulta intervenne sulle disposizioni relative alla relazione adulterina e al concubinato. Le due pronunce aiutano a misurare quanto fosse diverso il quadro giuridico nel quale era nata quella relazione. Non permettono, da sole, di stabilire ogni motivazione privata dei protagonisti; rendono però comprensibili i rischi e i vincoli che accompagnavano una storia fuori dal matrimonio.

Baudo stesso, in un’intervista a Gente, aveva collegato la separazione da Mirella alla sua condizione di moglie e madre, ma anche alla propria precarietà economica e professionale. Aveva raccontato di avere accettato la decisione della donna di restare con il marito. È la versione del conduttore, da mantenere distinta dai fatti documentati sulle leggi dell’epoca, senza trasformarla in una spiegazione definitiva di ogni silenzio familiare.

Dal legame biologico al riconoscimento

La scoperta della paternità e il suo riconoscimento ufficiale non coincisero. Il percorso richiese accertamenti del Dna e procedure relative alla precedente paternità, prima che Alessandro potesse essere riconosciuto da Baudo. Un iter legale concluso con il riconoscimento nel 1996.

Sono dunque due passaggi da non sovrapporre: il 1993 indica il momento in cui Alessandro apprese chi fosse suo padre biologico; il 1996 è l’anno comunemente indicato dalle ricostruzioni consultate per il riconoscimento. Fra i due momenti si colloca una vicenda che non poteva risolversi con una semplice dichiarazione privata. La verità familiare doveva trovare anche una forma ufficiale.

Sul piano affettivo, invece, Alessandro ha descritto un avvicinamento graduale. Nel racconto televisivo del 2017 riconosceva lo shock iniziale, ma dichiarava di non provare rancore. Era già padre quando aveva scoperto la verità: un dettaglio che colloca la rivelazione dentro una vita adulta, con responsabilità e legami già costruiti. Il rapporto con Pippo dovette trovare spazio in quella vita, non sostituirla.

Due padri, senza cancellare il passato

La figura di Tullio Formosa resta essenziale. Alessandro ha ricordato l’uomo che lo aveva cresciuto senza ridurlo a un errore anagrafico da correggere. Nelle dichiarazioni riportate da Vanity Fair in occasione dei funerali di Baudo, ha descritto la propria esperienza come quella di una persona che aveva avuto due padri. La scoperta dell’origine biologica, nel suo racconto, non annulla la paternità vissuta durante l’infanzia.

Il viaggio in Sicilia

Anche i ricordi di Baudo non si esauriscono nel riconoscimento. Alex ha raccontato un viaggio in Sicilia con il figlio Sean e ha ricordato un filmato familiare nel quale il nonno abbracciava il bambino, insegnandogli parole italiane. Ha ammesso che gli incontri con Pippo non erano frequenti, ribadendo però l’affetto che provava per lui. Sono testimonianze di un rapporto concreto, fatto anche di distanza, senza bisogno di presentarlo come una riconciliazione priva di difficoltà.

Nel settembre 2025, ospite di Verissimo, Alessandro ha parlato anche della sorella Tiziana, nata nel 1970 dal matrimonio di Baudo con Angela Lippi. Ha descritto contatti regolari e la necessità di sostenersi dopo la perdita del padre. Nella stessa intervista ha chiesto di fermare i pettegolezzi sull’eredità e ha respinto i giudizi sul suo comportamento ai funerali, rivendicando la diversità dei modi di manifestare il dolore.

L’espressione “figlio segreto”, ricorrente nei titoli dedicati ad Alessandro, descrive così soltanto una parte della sua storia. Il segreto riguarda l’origine che gli fu taciuta; non riassume l’uomo che lo crebbe, la famiglia che aveva già formato o il rapporto successivamente costruito con Pippo. Tenere insieme questi elementi significa raccontare la vicenda senza confondere la notorietà televisiva del padre con l’esperienza personale del figlio.