Il caso
Enna Calcio, il futuro è appeso a un filo: trasferimento a Niscemi e scontro istituzionale sullo stadio Gaeta
La possibile uscita della società dal capoluogo accende la protesta della tifoseria. Il presidente Travagin denuncia promesse disattese e difficoltà logistiche ed economiche; il sindaco Crisafulli respinge le accuse e annuncia querele. Sullo sfondo resta l’inagibilità dell’impianto cittadino
L’Enna Calcio vive uno dei momenti più delicati della propria storia recente. A poco più di un mese dall’avvio della nuova stagione di Serie D, il futuro della società gialloverde appare improvvisamente incerto, tra l’ipotesi di un trasferimento a Niscemi, le difficoltà organizzative e una frattura sempre più evidente tra il presidente Giancarlo Travagin e il sindaco di Enna Mirello Crisafulli.
L’eventuale spostamento della squadra nel territorio niscemese potrebbe mettere fine, almeno per il momento, all’esperienza dell’Enna Calcio nel capoluogo, iniziata due stagioni fa con la partecipazione al campionato di Serie D. Una prospettiva che ha provocato la reazione immediata della tifoseria, preoccupata dal rischio di perdere non soltanto una squadra, ma un patrimonio sportivo e identitario che coinvolge l’intera comunità.
Il Commando Ultra’ Enna 1982, attraverso una nota, ha chiesto chiarezza alla società e alle istituzioni. «La comunità, la tifoseria e l’intera città esigono risposte immediate e garanzie affinché il patrimonio calcistico rimanga a Enna», scrivono i sostenitori, domandando se sia realmente in corso un percorso per il trasferimento permanente del titolo sportivo a Niscemi e quale sia il piano per assicurare la sostenibilità economica e gestionale del club senza sradicarlo dal proprio territorio.
Il gruppo organizzato invita tutte le parti coinvolte — società, amministrazione comunale e tifoseria — ad abbandonare contrapposizioni e conflitti personali, concentrandosi esclusivamente sulla salvaguardia del calcio cittadino. Per gli ultras, il titolo sportivo non rappresenta soltanto un’abilitazione alla partecipazione a un campionato, ma «la memoria, l’identità e la passione di generazioni di tifosi».
Le difficoltà della società
A rendere ancora più complicato il quadro è la situazione logistica nella quale si trova attualmente la squadra. Il gruppo squadra sarebbe in procinto di essere sfrattato da Casa Enna, la foresteria destinata ai calciatori, mentre non sarebbe stato ancora individuato un campo stabile per gli allenamenti.
Il terreno di Pergusa, abitualmente utilizzato dalla società, è infatti gestito da un’altra realtà locale, mentre anche l’impianto di Calascibetta non sarebbe al momento disponibile per le esigenze della formazione gialloverde. L’assenza di una sede operativa e di strutture certe rischia di compromettere la quotidianità della squadra, la programmazione tecnica e la stessa organizzazione dell’attività agonistica.
A queste problematiche si aggiungono le questioni economiche sollevate dal presidente Travagin, che ha denunciato l’esistenza di passività e difficoltà ereditate dalla precedente gestione. Il patron ha inoltre sostenuto di aver ricevuto garanzie e impegni precisi al momento del suo arrivo a Enna, ritenendo che tali promesse non siano state rispettate. Tra i nodi indicati dal presidente figurerebbe anche la mancata disponibilità dello stadio Gaeta, elemento che avrebbe inciso sulle prospettive economiche e sportive del nuovo progetto.
Il nodo dello stadio Gaeta
Nel braccio di ferro tra società e amministrazione comunale, lo stadio Generale Gaeta occupa un ruolo centrale. L’impianto, a oggi, risulta ancora inagibile e non può quindi essere utilizzato regolarmente per le gare interne e per le attività della prima squadra. La mancata disponibilità dello stadio priva l’Enna di un punto di riferimento fondamentale e rende più complessa la gestione del campionato, soprattutto sotto il profilo degli incassi, degli abbonamenti, dell’organizzazione delle partite e del rapporto con il pubblico.
Tra gli interventi necessari per il ritorno alla piena operatività dell’impianto sono stati indicati lavori legati alla sicurezza e alla conformità della struttura, tra cui la recinzione e l’illuminazione. Il ritardo nella conclusione degli interventi ha alimentato il malcontento della società e dei tifosi, già costretti a fare i conti con l’incertezza relativa ai campi di allenamento e alla foresteria. La questione non è soltanto sportiva. Per l’Enna Calcio, giocare a Enna significa poter contare sul sostegno del pubblico, sulla vendita degli abbonamenti e sulla presenza di una struttura che rappresenta la casa della squadra. Per questo motivo, l’inagibilità del Gaeta viene considerata dalla dirigenza uno degli ostacoli principali alla costruzione di un progetto stabile nel capoluogo.
Lo scontro Travagin-Crisafulli
Il presidente Travagin ha rivolto accuse precise all’amministrazione comunale, sostenendo che il sindaco Crisafulli avrebbe promesso condizioni e supporto necessari per sviluppare il progetto sportivo a Enna. Secondo la ricostruzione del massimo dirigente, il mancato rispetto degli impegni avrebbe contribuito all’attuale situazione di crisi e avrebbe reso sempre più concreta l’ipotesi di trasferire la squadra a Niscemi.
Il sindaco, dal canto suo, ha respinto con fermezza ogni addebito. Crisafulli ha contestato l’idea che le difficoltà economiche e gestionali della società possano essere attribuite all’amministrazione, ricordando che chi ha rilevato il club avrebbe dovuto conoscere preventivamente la situazione finanziaria e il contesto nel quale si apprestava a operare.
Il primo cittadino ha inoltre difeso l’operato dell’amministrazione sul fronte dello stadio Gaeta e, secondo quanto riportato, ha annunciato il ricorso alle vie legali nei confronti del presidente per le dichiarazioni ritenute lesive. La vicenda, dunque, non è più soltanto una disputa politica o sportiva, ma rischia di trasferirsi anche sul terreno giudiziario.
Una comunità in attesa di risposte
In questo clima di forte tensione, a pagare il prezzo dell’incertezza sono innanzitutto la squadra, i dipendenti, i calciatori e i tifosi. La società deve garantire la continuità dell’attività, assicurare alla squadra strutture adeguate e chiarire quale sarà la sede effettiva delle partite e degli allenamenti. L’amministrazione comunale è chiamata invece a spiegare tempi e modalità degli interventi sullo stadio Gaeta, oltre a chiarire quali margini esistano per sostenere il calcio cittadino.
La tifoseria chiede soprattutto trasparenza. Il possibile trasferimento a Niscemi rappresenterebbe una cesura profonda con la storia recente del club e rischierebbe di spezzare il rapporto tra l’Enna Calcio e il proprio territorio.
Al momento, le posizioni restano distanti e il dialogo appare sempre più difficile. Da una parte il presidente Travagin sostiene di essere stato lasciato senza garanzie e senza strumenti adeguati per portare avanti il progetto; dall’altra il sindaco Crisafulli respinge le accuse e prepara una risposta sul piano legale.
Il tempo, tuttavia, stringe. Per evitare che l’Enna Calcio lasci il capoluogo, servirebbero un confronto istituzionale, un chiarimento pubblico della società e soprattutto un piano concreto per risolvere le emergenze: stadio Gaeta, campi di allenamento, foresteria, sostenibilità economica e permanenza della squadra a Enna. Senza risposte rapide, il rischio è che una crisi societaria si trasformi nella fine di un ciclo sportivo e nella perdita, per la città, del proprio principale riferimento calcistico.