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Trapani Shark sospeso tra parquet e aule giudiziarie: perché il suo futuro oggi si decide in pochi centimetri di carta

Un’udienza, un’istanza di ricusazione e un club in apnea: cosa c’è davvero in gioco per la squadra di basket e per la città

Redazione La Sicilia

08 Gennaio 2026, 12:51

Trapani Shark

Trapani Shark

Una porta si chiude, un microfono resta acceso. Nell’atrio della sede federale, il brusio si spegne quando arriva la notizia: pochi minuti prima dell’udienza, la Trapani Shark ha depositato la richiesta di ricusazione del collegio chiamato a giudicarla. Non è il suono di una sirena al PalaIlio; è la vibrazione fredda di un protocollo. Da quella istanza—un foglio, qualche firma, una motivazione—dipende un pezzo di stagione, forse un pezzo di progetto sportivo, sicuramente una fetta d’orgoglio cittadino. Oggi la Corte Federale della FIP è chiamata a dire se quel collegio può o non può giudicare. In quei pochi centimetri di carta si decide molto più di una partita. È l’ennesimo paradosso di una squadra che ha trovato sul parquet il proprio clamore e negli uffici federali il proprio destino.

Che cosa si sta decidendo, davvero

Al centro del contenzioso c’è un nodo di diritto sportivo: la ricusazione del collegio del Tribunale Federale FIP che deve esprimersi sull’ipotesi di una presunta “falsa dichiarazione in fase d’iscrizione” al campionato di Serie A. La società trapanese, sostenendo l’incompatibilità del collegio, chiede che i giudici siano sostituiti, spostando in avanti tempi e modalità del giudizio. Il punto è dirimente perché si innesta su un percorso costellato da sanzioni, ricorsi e conflitti istituzionali che hanno già inciso sulla classifica e sull’operatività del club. Per la federazione, la Corte Federale è l’organo competente a pronunciarsi in tempi brevi sull’ammissibilità della ricusazione. Tradotto: un “sì” farebbe ripartire l’iter con nuovi giudici; un “no” riporterebbe subito la palla al centro del procedimento, con effetti potenzialmente immediati.

Il perimetro delle penalizzazioni: quanti punti, quando e perché

Per capire la portata dell’oggi serve rimettere in fila i numeri. La Trapani Shark è già entrata nella stagione 2025-2026 con un fardello di penalità. Tra provvedimenti per irregolarità amministrative e violazioni contestate nel corso dell’autunno, al club sono stati complessivamente sottratti 8 punti in classifica, secondo i provvedimenti più recenti. In particolare, il 30 dicembre 2025 il Tribunale Federale FIP ha inflitto altri 3 punti (che si sono sommati ai precedenti), inasprendo una situazione che ha iniziato ad avere conseguenze tecniche e psicologiche sulla squadra. Nella stessa seduta è arrivata anche l’inibizione per 2 anni, fino al 30 dicembre 2027, nei confronti del presidente Valerio Antonini, provvedimento che limita il suo raggio d’azione all’interno della vita societaria. La sequenza è documentata dai comunicati federali e dalle principali testate sportive.

Non è tutto. A novembre, un primo giro di sanzioni aveva già introdotto il blocco del mercato (divieto di tesseramento e di deposito di nuovi contratti) e un punto di penalità, misure contro cui la società ha poi presentato ricorso al Collegio di Garanzia dello Sport del CONI. Già in estate, inoltre, la FIP aveva deliberato 4 punti di penalizzazione per violazioni legate ai requisiti economico-finanziari, provvedimento che il CONI ha successivamente confermato respingendo il ricorso del club. È la trama di un contenzioso che si addensa e che oggi sfocia nella contestazione del collegio giudicante.

Le ragioni del club: “accanimento” e tempi della giustizia sportiva

Dal fronte trapanese, la linea difensiva ha un denominatore comune: l’idea di un accanimento sproporzionato. In più note pubbliche, la società ha lamentato un sistema di regole applicate in modo penalizzante, soprattutto sul piano dei tempi—le “tempistiche inopinate” citate nei comunicati—che avrebbero impedito di interporre reclami e di ottenere una sospensiva in tempo utile a limitare i danni sportivi. In questo solco si legge anche la richiesta di ricusazione depositata oggi: per il club, terzietà e imparzialità degli organi giudicanti sono la precondizione per una difesa effettiva, soprattutto quando in ballo c’è la tenuta della stagione.

Le critiche della società si estendono al blocco dei tesseramenti—già imposto a novembre—che ha ridotto il margine d’intervento sul mercato in una fase cruciale del calendario, proprio mentre, sul parquet, il rendimento oscillava e la rosa si assottigliava. La conseguenza, raccontata nelle stesse note del club e ripresa da testate nazionali, è stata l’esercizio di clausole rescissorie da parte di alcuni giocatori, con un organico sceso fino a 7 atleti disponibili e senza un allenatore stabile in più frangenti. Non è un dettaglio: in un campionato che vive di rotazioni e chimica, perdere pezzi per vincoli regolamentari e incertezze giudiziarie significa pagare doppio—sul campo e fuori.

L’ipotesi più sensibile: la “falsa dichiarazione” all’iscrizione

Tra i capi di imputazione più pesanti c’è la contestazione legata alla veridicità delle dichiarazioni presentate in sede di iscrizione al campionato. Per la FIP, il perimetro riguarda la correttezza delle attestazioni sul fronte fiscale e contributivo; per la società, la materia è intrecciata a vicende di presunta truffa sui crediti d’imposta che sarebbero state denunciate alle autorità competenti nel corso del 2025. Su questo punto, il 19 dicembre 2025 il Tribunale Federale ha riconosciuto—in un altro procedimento—la concreta possibilità che la società e il suo presidente siano stati “vittime” di una condotta truffaldina di terzi, non adottando, in quel caso, provvedimenti disciplinari a carico di Valerio Antonini. È un precedente che il club ritiene favorevole per impostare la propria difesa, ma non chiude il quadro: i diversi procedimenti seguono binari autonomi e la decisione sulla ricusazione incide solo sul “chi” giudicherà, non sul “se” e “come” verrà giudicato nel merito.

Le conseguenze sul campo: classifica, Coppa Italia e scenario tecnico

Gli 8 punti complessivi di penalizzazione hanno riposizionato la Trapani Shark al centro della classifica, erodendo il margine necessario per assicurarsi una Final Eight di Coppa Italia che pochi turni fa sembrava a portata. Il colpo del 30 dicembre 2025 ha avuto effetto domino: morale, rotazioni, calendario. L’assenza di un quadro stabile sulla disponibilità di giocatori e staff ha reso più accidentale la preparazione delle gare; le voci di ulteriori sanzioni e i tempi incerti dei pronunciamenti hanno alimentato un clima di precarietà. L’esito di oggi, anche se “solo” procedurale, può incidere su tutto questo: confermare un collegio o sostituirlo significa definire il cronoprogramma del giudizio, e quindi l’orizzonte psicologico con cui il gruppo squadra affronta le prossime settimane.

La frattura con le istituzioni: inibizione e dialettica pubblica

Il provvedimento più simbolico, sul piano istituzionale, resta l’inibizione biennale a Valerio Antonini: una misura pesante che fotografa la frattura tra club e sistema-FIP/LBA. Nella motivazione, accanto alle violazioni contestate, pesa anche la valutazione su comportamenti ritenuti lesivi dell’immagine del movimento: settimane di dichiarazioni incendiarie, minacce di ritiro dalla competizione, accuse pubbliche di persecuzione hanno irrigidito i rapporti. L’equilibrio tra libertà di critica e responsabilità istituzionale è finito al centro di un caso che, da locale, è diventato nazionale, mettendo sotto i riflettori non solo la giustizia sportiva ma anche gli standard di governance richiesti a una società professionistica.

Un caso che travalica i confini: l’eco internazionale

La vicenda ha avuto risonanza anche oltre confine, complice l’anomalia di alcune partite a organico ridotto e un racconto mediatico che ha enfatizzato l’immagine di un “club nel caos”. In particolare, media esteri hanno riportato episodi-limite, come gare affrontate con soli cinque giocatori e interrotte anzitempo, con ripercussioni su competizioni internazionali. Segnali che, al netto della loro eccezionalità, raccontano lo stato di stress operativo in cui il club si è trovato a muoversi tra sanzioni, blocco contrattuale e uscite di giocatori e tecnici. Sono immagini che non fanno classifica, ma fanno opinione e condizionano la percezione del “caso Trapani” ben oltre la Sicilia.

La città nel mezzo: identità sportiva e capitale sociale

Trapani non è solo un club. È una piazza che negli ultimi anni ha ritrovato visibilità nazionale attraverso un progetto ambizioso—basket in Serie A e calcio in ripartenza—e che oggi sconta la distanza tra aspettative e sostenibilità. È la stessa società, in un comunicato di dicembre, a evidenziare la fragilità dell’ecosistema locale: poche presenze, sponsor in fuga o latitanti, istituzioni fredde. La frizione tra proprietà e territorio, acuita dalla polemica continua, rischia di lasciare segni profondi. Senza un patto sociale minimo—fatto di regole rispettate, trasparenza e condivisione dei costi del progetto—lo sforzo tecnico rischia di rimanere un guscio vuoto.

Come si è arrivati fin qui: una cronologia minima

  1. 21 maggio 2025: la FIP delibera 4 punti di penalizzazione per irregolarità amministrative. La Trapani Shark ricorre al CONI. Il ricorso verrà respinto a luglio, confermando la sanzione.
  2. 24 novembre 2025: il Consiglio Federale FIP introduce un punto di penalità e il blocco a tesseramenti e nuovi contratti; la società ricorre al Collegio di Garanzia.
  3. 19 dicembre 2025: in un distinto procedimento, il Tribunale Federale non adotta provvedimenti contro Valerio Antonini, riconoscendo la plausibilità della tesi secondo cui il club potrebbe essere stato vittima di truffa da parte di terzi sui crediti d’imposta.
  4. 30 dicembre 2025: ulteriori 3 punti di penalizzazione e inibizione di 2 anni al presidente Antonini; la classifica si complica.
  5. 2-3 gennaio 2026: nuove note del club denunciano accanimento, l’impossibilità di presentare reclami nei tempi e l’esodo di giocatori; scenario tecnico ridotto a 7 elementi.
  6. 7 gennaio 2026: richiesta di ricusazione del collegio depositata a ridosso dell’udienza. La decisione spetta alla Corte Federale.

Cosa può accadere adesso: tre scenari, un minimo comune denominatore

  1. Se la Corte Federale accoglie la ricusazione, si nomina un nuovo collegio e si riallineano i tempi del giudizio. La squadra guadagna tempo, ma non certezze: il merito resta da decidere, e con esso l’eventuale impatto su classifica e provvedimenti accessori.
  2. Se la Corte respinge, il procedimento riprende con il collegio attuale e si va al merito. In questo caso, un provvedimento—anche solo confermativo—potrebbe arrivare in tempi più rapidi, con effetti immediati sulla stagione.
  3. In ogni caso, il club dovrà fare i conti con l’inibizione del presidente, il blocco contrattuale (finché non cadrà) e con la necessità di ricostruire un gruppo tecnico in grado di reggere l’urto del calendario. La gestione della comunicazione diventa strategica: meno benzina sul fuoco, più dossier e contabilità in ordine.

Il minimo comune denominatore è la credibilità: verso i tesserati, verso il pubblico, verso i regolatori. È qui che la partita esce dal recinto del diritto e rientra nella sfera manageriale.