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Catania

Musumeci a "Bar Italia": «L'aeroporto di Fontanarossa non può essere un hub internazionale, manca lo spazio»

«La cenere tornerà serve un piano alternativo». E sull'elezione del presidente della Regione: «La scelta del candidato spetta alla coalizione. Mulè? Perché non può essere di FdI?»

21 Agosto 2026, 20:09

Il Ministro Nello Musumeci

Il ministro per la Protezione Civile e le politiche del Mare, Nello Musumeci, intervistato a Catania durante l’evento "Bar Italia" è intervenuto su numerosi temi di attualità, dai migranti, ai rimpatri dei "dublinesi", fino  a toccare la politica regionale con l'elezione del Presidente.

"La sinistra si inventa temi, sui migranti numeri privi di fondamento"

"La Sinistra si inventa un tema ogni settimana, non avendo una strategia politica da portare avanti per rintuzzare l’attenzione che ogni giorno radica Fratelli d’Italia con la sua attività di governo. Una cosa è il rapporto con la Spagna e la sospensione del trattato di Schengen, altra cosa è il Patto per i migranti che ha ristabilito un principio di equità tra i paesi dell’Ue, un principio di solidarietà", ha detto Musumeci. "Va detto con molta semplicità che i numeri messi in campo dalla Sinistra" sui migranti "sono assolutamente privi di fondamento".

"I soggetti che potrebbero tornare in Italia, in quanto paese di primo approdo, sono soltanto alcune centinaia. Noi abbiamo avuto la forza di respingere in pochissimo tempo decine di migliaia di richieste presentate in tal senso. Abbiamo la necessità di dimostrare che non tutti richiedenti asilo hanno i titoli per poter meritare l’asilo. E chi non viene riconosciuto in possesso dei titoli, viene rimandato subito al proprio paese entro lo spazio di pochissimi giorni o pochissime settimane". "E che la Francia e la Spagna negli ultimi giorni non abbiano contestato all’Italia la equa applicazione del patto per l’asilo e la migrazione la dice lunga, malgrado gli attriti e le incomprensioni di questi ultimi tempi", ha aggiunto il ministro. 

"E' chiaro che il trattato del Dublino è ormai superato dal tempo, per gli anni che sono trascorsi e per gli effetti devastanti, che ha determinato, perché si fa presto a dire accoglienza degli immigrati, ma l’accoglienza presuppone una serie di fattori che fino a questo momento non abbiamo registrato".

"C'è psicosi per tenere in piedi antifascismo militante"

Dai migranti si passa a temi più strettamente politici. "C'è la psicosi del ritorno al fascismo per tenere in piedi l’antifascismo militante. Che è una una invenzione strumentale. Sia chiaro, noi di Destra abbiamo grande rispetto per l'antifascismo storico. Lì c'erano i partigiani veri. C'erano quelli che rischiavano la vita nella guerra civile per combattere l'avversario tedesco e italiano", ha detto ancora Musumeci a "Bar Italia".  "L'antifasicmo non è una garanzia di libertà e democrazia, perché è solo lo strumento politico che la Sinistra si è inventata negli ultimi mesi e anni solo per delegittimare l’unica forza politica che li contrasta, che è la destra di Fratelli d’Italia". 

"Non siamo colpevolisti, ma su Ranucci ombre e ambiguità"

"Non contesto il giornalista di inchiesta. Certo, qualche domanda verrebbe da porsela perché fatte 100 inchieste, 70, 80 o 90 venivano dedicare alla destra. Mi chiedo perché tante ombre intorno a questo personaggio? Perché si passa dall’altare alla polvere? Noi siamo assolutamente per il diritto alla difesa, non siamo mai stati colpevolisti, però mille domande attanagliano il cittadino perbene che vede trasformare il mito del giornalismo d’inchiesta in un soggetto circondato da ombre, equivoci e ambiguità" ha detto   Musumeci rispondendo a una domanda su Sigfrido Ranucci. "Che poi in Italia ci sia bisogno di un candidato premier che abbia fatto il giornalista di inchiesta o sia stato vittima di attentati, è un tema che lascia riflettere sulla creatività della sinistra alla caccia di icone e idoli che certamente non ha e si vede costretta a ricorrere Ranucci", conclude.

"Alla Regione la scelta tocca alla coalizione, la regola della ricandidatura non c'è da anni"

"È affidato alla scelta delle forze politiche della coalizione il compito, caso per caso, di decidere se individuare un nuovo candidato per la Presidenza della Regione siciliana e in quale partito individuarlo. Perché non è detto che se il candidato non è l’uscente debba comunque essere quel partito ad esprimerlo, perché vorrei capire in base a quale titolo Forza Italia ha chiesto e ottenuto di avere il candidato presidente della regione. Oggi gli unici svantaggiati a livello nazionale siamo proprio noi di Fratelli d’Italia, quanto a presidente di regione, quindi il tema è aperto", ha detto Musumeci.  "Quanto a Giorgio Mulè, io non mi occupo delle vicende interne. Il vicepresidente della Camera è persona rispettabilissima, come lo sono tanti altri personaggi di Fratelli d’Italia che possono benissimo affrontare una campagna elettorale competitiva da candidato a presidente della regione".

"La regola della ricandidatura del Presidente della Regione uscente non c'è più da anni. Una volta c'era la regola che il Presidente della Regione eletto direttamente dal popolo, se non coinvolto in casi giudiziari clamorosi o sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio, potesse essere ricandidato. Ma questa regola è stata cancellata da Fi e dalla Lega, nel 2022. Quando il Presidente uscente di Fdi della Sicilia, che ero io, fu invitato a fare un passo di lato, perché 'divisivo', non perché avesse problemi giudiziari. Ricordo che nella famosa graduatoria del Sole 24 ore il Presidente della Regione Fdi era al sesto posto su 21 presidenti. Siccome per amore della coalizione ho fatto un passo di lato, da allora non esiste più la regola dell’uscente. Confermata dal Molise. E dalla Sardegna. Quindi, invocare la regola dell’uscente ricandidato è una bestemmia", ha detto Musumeci  parlando della eventuale ricandidatura del Presidente uscente in Sicilia Renato Schifani.

"Fontanarossa non può essere hub internazionale"

Ha poi affrontato un altro tema importante per il futuro dell'Isola, alla luce anche dei problemi delle ultime settimane, lo scalo aeroportuale di Fontanarossa. "Sull'aeroporto di Catania bisogna fare chiarezza". Innanzitutto "sull'assetto aeroportuale dell’infrastruttura la competenza è tutta statale e il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nel suo piano per lo sviluppo aeroportuale della Sicilia, non ha previsto la delocalizzazione dell’aeroporto di Catania" ha detto  Musumeci a "Bar Italia". "Vogliamo lasciare a Malta il compito di avere un hub intercontinentale o questa, che è l’isola maggiore del Mediterraneo, può sperare di diventare l’hub del Mediterraneo, con tratte intercontinentali che non debbano necessariamente passare né da Malpensa né da Fiumicino?", si chiede. "Catania-Fontanarossa può diventare un hub intercontinentale? No, perché mancano i subsistemi. Un aeroporto intercontinentale, per essere degno di questo nome, ha bisogno di spazi finalizzati alla crescita e all’attività dell’aeroporto, che non ha, trovandosi a 320 metri dal villaggio Santa Maria Goretti e a 840 metri da Librino", conclude.

"Etna, serve un piano alternativo che preveda Comiso"

"Tutti sappiamo che la cenere tornerà e che gli aerei si bloccheranno, quindi dobbiamo avere pronto un piano alternativo che preveda prima di tutto Comiso", ha detto Musumeci  affrontando il tema dell'Etna. . "Comiso non potrà sostituirsi a Catania ma dovranno esserci necessariamente alcune infrastrutture capaci di poter dividere il traffico tra lo scalo ibleo, Palermo, Reggio Calabria e Trapani. Dopodiché, vogliamo lasciare l’aeroporto dove è? Benissimo, siamo tutti felici di avere l’aeroporto sotto casa ma credevo che l'ambizione della politica dovesse essere quella di dotare la Sicilia di una grande infrastruttura capace di servire sette province su nove", dice.