Le fibrillazioni
Forza Italia, i retroscena dopo la nomina di Minardo a commissario: Falcone incassa ma litiga con Mulè
Tajani cerca di riportare l’unità nell’unica regione esclusa dal congresso
A un certo punto della giornata Antonio Tajani sbotta: «Minardo va bene a tutti tranne che a Falcone». Il segretario nazionale di Forza Italia, un po' a malincuore, ha deciso di commissariare il partito siciliano - l'unico al momento che non andrà a congresso - e la scelta è finita sul deputato ragusano. Il più «moderatore e super partes» tra i candidati in campo, dal momento che si è escluso un papa straniero. Ma con un curriculum che conta anche una militanza in altri partiti, Mpa e Lega. Fattore non gradito a tutti, in primis all'europarlamentare Marco Falcone e al deputato Tommaso Calderone che ieri sono arrivati ai ferri corti pure con il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, finora principale loro alleato nella sfida al governatore Renato Schifani ma che alla fine ha sposato la linea Minardo.
«Ringrazio il segretario nazionale e tutta la comunità di Forza Italia per la fiducia. Metto il mio impegno a totale servizio di questa scelta, con determinazione, entusiasmo e spirito di squadra», sono le prime parole di Minardo che viene da una famiglia di petrolieri di Modica, titolare dell'azienda Giap.
Eletto alla Camera nel 2022 con la Lega, presidente della commissione Difesa, a luglio 2025 torna in Forza Italia dove aveva militato fino al 2019. «Siamo vicini da molti anni, anche con la sua famiglia - si è affrettato a commentare il presidente Schifani - E ho gestito il suo passaggio in Forza Italia, così come quello del sindaco di Ragusa Peppe Cassì». Per il governatore è il meno sgradito degli scenari. «Schifani fino a ieri poteva parlare col suo partito passando nella stanza accanto, ora non più - ragiona un deputato azzurro, sottolineando il peso politico della fuoriuscita di Caruso, segretario particolare del presidente regionale, ricompensato con la delega nazionale a responsabile del dipartimento insularità del partito - Da domani le personalità giuridiche del partito e del governo si scindono e può nascere un vero confronto».
Un sacrificio tutto sommato sostenibile per il governatore, che ha evitato di ritrovarsi col fiato sul collo di un commissario più rigido qualora fosse prevalsa una figura vicina all'area Falcone. L'eurodeputato catanese ha provato fino all'ultimo a trovare un'alternativa: non piace il principio che chi fa entra ed esci dal partito venga premiato e non rassicura la storica vicinanza di Minardo a Raffaele Lombardo (tra i primi ieri a complimentarsi) che con Forza Italia ha già un patto federativo e potrebbe trovare un interlocutore più morbido nelle prossime trattative. La prima sfida del neo commissario sarà il rimpasto regionale. Schifani ha fissato il 30 aprile come data ultima, su cui però gli alleati della maggioranza sono cauti. Non solo. Gli spazi per nuovi ingressi di Forza Italia in giunta sembrano assottigliarsi. E ora tutti guardano a Minardo per vedere da che parte farà pesare la bilancia.
