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Pietraperzia

Resta bloccata la mozione di sfiducia al presidente del consiglio, esplode la bagarre: "L'iter è completo, ma non viene esitata"

Secondo i sette consiglieri firmatari del documento è un fatto “politicamente e istituzionalmente grave”, e puntando il dito contro la mancata convocazione dell’aula aggiungono "non è accettabile che il consesso sia esposto a una paralisi determinata da una scelta unilaterale"

25 Febbraio 2026, 18:50

Resta bloccata la mozione di sfiducia al presidente del consiglio, esplode la bagarre: "L'iter è completo, ma non viene esitata"

La seduta del consiglio comunale di Pietraperzia

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Clima sempre più teso all’interno del consiglio comunale, dove esplode il caso della mozione di sfiducia nei confronti del presidente Giuseppe Miccichè, ancora non discussa nonostante, secondo i proponenti, l’iter sia stato completato in ogni sua parte. A denunciare la situazione di impasse sono i consiglieri Calogero Di Gloria, Rosamaria Giusa, Giuseppina Di Blasi, Giuseppe Miraglia, Lorenza Nicoletti, Vincenzo Milazzo, Rosalba Ciulla e Angelica Zarba, firmatari del documento. In una nota congiunta parlano di un fatto “politicamente e istituzionalmente grave”, puntando il dito contro la mancata convocazione dell’aula.
Secondo i consiglieri la mozione sarebbe “pienamente procedibile”: tutte le richieste di integrazione documentale avrebbero ricevuto risposta nei tempi previsti e l’ufficio competente avrebbe già espresso parere tecnico favorevole. “Non esistono ostacoli regolamentari”, sottolineano. Nonostante ciò, a ridosso della scadenza fissata per domani, Micicchè non avrebbe ancora convocato la seduta per la discussione dell’atto. Una situazione che, sempre secondo l’opposizione, configura “un blocco di fatto dell’attività consiliare” e altera gli equilibri tra gli organi istituzionali.

“Il presidente ha il dovere di garantire il funzionamento dell’assemblea, non di condizionarne l’agenda”, affermano i firmatari, denunciando una compressione delle prerogative dei consiglieri e una limitazione del confronto democratico. Dura anche la valutazione politica: “Non è accettabile che il consiglio comunale venga esposto a una paralisi determinata da una scelta unilaterale. Le regole valgono per tutti, a maggior ragione per chi è chiamato a farle rispettare”.