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il caso

Referendum giustizia, il "duello" tra l'ex pm e il prof star del web

Tra video e lettera sul ruolo del Csm e accuse di deriva autoritaria, l'Anm lancia l'allarme per i ritardi del Pnrr e la carenza di personale

Giampaolo Grassi

18 Gennaio 2026, 21:57

Referendum giustizia, il "duello" tra l'ex pm e il prof star del web

Il professore contro l’ex pm. Un duello a colpi di social e lettere fra lo storico Alessandro Barbero e il magistrato che fu simbolo di Mani pulite, Antonio di Pietro.

Oggetto: il referendum sulla giustizia.

Il primo, schierato con il «No», ha postato un video sui canali del comitato dell’Anm. Il secondo, testimonial del e componente del comitato della Fondazione Einaudi, ha preso carta e penna e gli ha risposto.

Barbero ha evocato il Ventennio: «La riforma indebolisce il Csm», che è l’organo di autogoverno dei magistrati, con funzioni anche disciplinari. Fa una cosa che prima, sotto il governo fascista, faceva il ministro della Giustizia.

Nella sua replica, Di Pietro è partito coi salamelecchi: «La sua scelta non scalfirà la stima che nutro nei suoi confronti». Ma è subito passato al veleno: o non ha letto la riforma - gli ha scritto - «oppure si è fidato di quel che ha letto su qualche cartellone pubblicitario affisso lungo i binari della Stazione Centrale di Milano», cioè la campagna del comitato dell’Anm definita «truffaldina» dai sostenitori del "Sì", perché lo slogan è: «Vorresti giudici che dipendono dalla politica?».

Per Barbero, «il referendum non è sulla separazione delle carriere tra pm e giudici, perché di fatto c'è già». Al centro della riforma c'è la distruzione del Csm così come era stato voluto dall’assemblea Costituente. A me - ha spiegato - sembra che con un Csm dove i membri magistrati sono tirati a sorte, mentre il governo sceglie quelli che nomina lui, di fatto il governo potrà di nuovo, come in uno stato autoritario, dare ordini ai magistrati e minacciarli di sanzioni.

Un’argomentazione da storico abituato alla divulgazione a cui Di Pietro ha risposto da giureconsulto: «Nella riforma c'è scritto l'esatto contrario», ha ribattuto, aggiungendo un elenco di articoli della Costituzione. Per finire con un invito: «Professor Barbero, legga per favore l’art. 111», quello sul giusto processo, «e poi, se vuole, parliamone».

Mentre Barbero sosteneva la causa del «No», l’Anm andava all’attacco del governo su un altro fronte: ha chiesto alla Commissione Europea un’audizione per illustrare il «rischio di collasso della giustizia italiana per l’inadempimento del governo agli impegni assunti in sede europea con riguardo all’Ufficio per il processo» previsto dal Pnrr e destinato «a modificare in modo permanente l’organizzazione del lavoro degli uffici giudiziari e dei giudici italiani. Nessun bando - ha spiegato l’Anm - è stato pubblicato o reso noto per la stabilizzazione dei funzionari».

I magistrati hanno poi attaccato il governo per non aver stanziato "i fondi necessari a reclutare 10 mila unità di funzionari", creando una situazione «particolarmente grave nelle sezioni specializzate per la protezione internazionale, che sono chiamate ad attuare il sistema comune Ue dell’asilo».