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Arriva la riforma sui concorsi universitari: dall'Abilitazione Scientifica alle commissioni ecco cosa cambia

Via libera della Camera al nuovo reclutamento universitario, ma scoppiano proteste

07 Luglio 2026, 21:54

22:00

Arriva la riforma sui concorsi universitari: dall'Abilitazione Scientifica alle commissioni ecco cosa cambia

L'aula della Camera ha dato il definitivo via libera al disegno di legge sulle procedure di reclutamento, trasferimento e valutazione del personale ricercatore e docente universitario, già deliberato dal Senato lo scorso dicembre. Il provvedimento è stato approvato in serata con 122 sì, 70 contrari e tre astenuti.

In particolare, il disegno di legge - la cui proposta è frutto del Gruppo di lavoro istituito dal Mur con rappresentanti dell'università e della ricerca - supera l'attuale sistema di reclutamento, in vigore da 15 anni, basato sull'Abilitazione Scientifica Nazionale (Asn), il titolo finora necessario per poter partecipare ai concorsi per docente indetti dagli atenei.

La scelta di superare l'Asn, nelle intenzioni di chi ha dato vita al provvedimento, nasce dall'esigenza di aggiornare l'attuale sistema basato sull'Abilitazione Scientifica Nazionale: il sistema, basato su criteri spesso interpretati in modo disomogeneo e su un doppio livello di valutazione nazionale e locale, ha inoltre contribuito ad aumentare il contenzioso tra candidati e atenei (oltre 2.000 i casi in questi anni), senza riuscire a superare del tutto i fenomeni di localismo nei concorsi. L'Asn, infatti, equivaleva sostanzialmente a una sorta di patente di idoneità, mentre la chiamata effettiva restava demandata alla singola università tramite concorso locale gestito in completa autonomia (dal 2012 gli abilitati sono stati più di 71.000, mentre i chiamati poco meno di 40.000).

Ora Governo e Ministero dell'Università e della Ricerca puntano a semplificare e rendere più trasparenti le procedure di reclutamento, attraverso meno passaggi e criteri più chiari, superando il localismo nelle carriere accademiche e rafforzando la responsabilità degli atenei nel rispetto dell'autonomia universitaria.

Con la riforma l'Asn viene sostituita da un sistema di "requisiti di produttività e qualificazione scientifica" fissati con decreto ministeriale entro 90 giorni dall'entrata in vigore del provvedimento. Non conteranno solo il numero di pubblicazioni, ma anche l'attività didattica, l'esperienza di ricerca in Italia e all'estero, la partecipazione a progetti di ricerca. In tutti i concorsi diventa poi obbligatoria una prova didattica, così da verificare concretamente le capacità di insegnamento. Cambia il criterio per la composizione delle commissioni giudicatrici con l'introduzione del sorteggio: le commissioni saranno formate in larga parte da membri esterni sorteggiati da liste nazionali, con l'obiettivo di ridurre il peso delle scelte e dei condizionamenti interni agli atenei.

Per i professori ordinari e associati le commissioni saranno ordinariamente composte da cinque membri (o tre, per i settori più piccoli), di cui uno nominato dall'ateneo che bandisce il posto e quattro sorteggiati da liste nazionali. Per i ricercatori sono invece previsti tre membri, di cui uno nominato dall'ateneo e due sorteggiati.

Le liste nazionali saranno predisposte e aggiornate dal Ministero con validità biennale. Gli atenei avranno autonomia nei concorsi ma più responsabilità nelle scelte. Dopo tre anni dall'entrata in ruolo, i neoassunti saranno oggetto di valutazione da parte di Anvur. Professori e ricercatori a tempo indeterminato in servizio da almeno cinque anni potranno trasferirsi in un'altra università. La riforma entrerà in vigore gradualmente, senza interrompere le procedure già in corso.

La riforma ha il plauso della presidente della Conferenza dei rettori, Laura Ramaciotti ma è criticata da ricercatori e docenti universitari che per questo stamane hanno dato vita ad un flash mob a Roma: "rischia di legalizzare i concorsi truccati, cancella il merito e mette a rischio la qualità stessa delle nostre università", accusano. Contrarie anche alcune forze politiche.