La tragedia in Svizzera
Il rogo-killer di Capodanno, l'ufficiale di Pg: «Sottovalutazione dello scenario»
Il vigile del fuoco in pensione: «Senza un sopralluogo è difficile trarre conclusioni ma dalle prime ricostruzioni emergono delle falle nel sistema antincendio disposto nel locale»
Massimo Privitera, caporeparto dei vigili del fuoco in pensione e ufficiale di polizia giudiziaria
Massimo Privitera è un vigile del fuoco in pensione. Di roghi ne ha visti molti nella sua carriera. Da ufficiale di polizia giudiziaria a Catania ha operato, anche come consulente della magistratura, in molti scenari a rischio. La sua “specializzazione” da dieci anni a questa parte è la prevenzione degli incendi. Al caporeparto dei vigili del fuoco abbiamo chiesto di poter fare un’analisi tecnica di quanto è accaduto a Crans-Montana in Svizzera. «Senza un sopralluogo non è possibile trarre delle conclusioni, ma quello che salta agli occhi leggendo le cronache giornalistiche è che ci sia stata una sottovalutazione - dice Privitera - di quello che stava accadendo. Non mi spiego infatti come sia possibile che nonostante ci fossero state le avvisaglie delle prime fiamme comunque si permettesse ancora l’accesso al locale».
Il rogo ha cominciato a svilupparsi nello scantinato. «Ho letto che il bar dove si stava festeggiando il Capodanno fosse stato usato nel passato come bunker. La prima domanda che mi sono fatto è come siano state date le autorizzazioni per poter aprire un locale pubblico di questo genere. Ma su questo sicuramente ci saranno i dovuti accertamenti della magistratura». Qualcosa però, secondo Privitera, non avrebbe funzionato a livello di prevenzione e poi nel primo intervento. «La prima sottovalutazione è stata - dice l’ufficiale di Pg - l’utilizzo delle candele in un ambiente non solo chiuso ma anche sotterraneo, dove ci sono mobili, divani, tessuti. Oggetti che sono facilmente infiammabili».
Sono tanti i quesiti che al momento non hanno delle risposte. «Quando si sono propagate le prime fiamme nel soffitto dove erano gli estintori? - si chiede l’ufficiale di Pg - Da alcuni video ho visto dei ragazzi tentare di spegnere il fuoco con un tessuto, ma se questo non è bagnato non si fa altro che rinvigorirlo. Ma da quello che ho potuto leggere non c’era nemmeno un impianto slitter che si sarebbe dovuto attivare alla presenza del fumo e all’innalzamento della temperatura. Appena viene rilevata una certa temperatura - spiega Privitera - si attiva l’impianto che apre l’acqua. Ma anche questo, dalle informazioni in mio possesso, pare non sia avvenuto».
Insomma ci sarebber state diverse falle nel sistema di intervento antincendio. Lo scantinato-bar si è trasformato purtroppo in una trappola di fuoco. E quando poi sono stati rotti i vetri delle finestre si è scatenato un effetto ancor più tragico e devastante. «La rottura delle finestre ha alimentato ancora di più l’incendio», commenta Privitera. Che però rimarca il fatto che le valutazioni conclusive spettano ai colleghi che stanno svolgendo accertamenti direttamente sul luogo della strage.

