×

la guida

Mangiare fuori spendendo meno: 10 strategie pratiche per consumatori

Un vademecum per non rinunciare al piacere della tavola, tra offerte intelligenti, scelte di categoria e trucchi da insider

Redazione La Sicilia

19 Gennaio 2026, 14:30

Mangiare fuori spendendo meno: 10 strategie pratiche per consumatori

Un caffè e una brioche e uno scontrino che recita 4,74 euro. Non è un caso isolato: è il prezzo medio che, in Italia, ha segnato nell’ultimo anno la spesa “per atto” del fuori casa. Intanto la spesa complessiva cresce — ben 71 miliardi di euro — ma le visite restano sotto il 2019. Dietro quei numeri c’è un paradosso che molti consumatori sentono sulla pelle: la voglia di uscire non molla, il portafoglio sì. Come se ne esce? Con scelte più consapevoli e una bussola aggiornata sulle promozioni che contano, sui format che costano meno e su quando conviene sedersi o ordinare. Perché si può continuare a mangiare fuori — bene — spendendo meno. I dati lo confermano e suggeriscono anche la rotta.

Il contesto: più spesa, meno visite, scontrino su per l’inflazione

Nel talk “Stato dell’arte dei consumi fuori casa in Italia” organizzato a Rimini da Circana a SIGEP World è emerso che la spesa degli italiani nel foodservice ha toccato 71 miliardi di euro (+12% sul 2019), mentre le “visite” — cioè gli ingressi in bar, ristoranti, pizzerie e simili, delivery compreso — sono scese a 15 miliardi (-4,2% sul 2019). Lo scontrino medio è salito a 4,74 euro (+17%), complice la scia dell’inflazione. «Il consumatore entra nel 2026 con margini di spesa compressi», ha spiegato Matteo Figura, executive director Foodservice Italia di Circana. 

Il quadro macro aiuta a capire: tra 2023 e 2024 l’inflazione nei servizi di ristorazione è rallentata, ma non si è azzerata. Secondo Istat, nel 2024 l’inflazione media è stata dell’1%, mentre nei pubblici esercizi i listini hanno segnato aumenti annui intorno al 3,3-3,6% (bar, ristoranti, pizzerie, mense), secondo l’ufficio studi Fipe-Confcommercio. Sono numeri che pesano su ogni conto.

Nonostante ciò, l’industria del fuori casa resta uno dei motori della filiera alimentare. Nel 2024, per esempio, la filiera Horeca (distribuzione + locali) ha generato oltre 107 miliardi di euro di fatturato; e nel perimetro della sola ristorazione i consumi hanno sfiorato i 96 miliardi. Segno che il desiderio di convivialità resiste, pur tra nuove abitudini (smart working, orari spezzati) e portafogli più guardinghi.

Ecco allora una guida pratica: 10 strategie concrete per abbassare il conto senza abbassare la qualità dell’esperienza.

Sfruttare le promozioni dinamiche e i “festival” del risparmio

Le piattaforme di prenotazione come TheFork promuovono periodicamente sconti fino al 50% sul conto alla carta in ristoranti aderenti, soprattutto in settimane “calde” come i loro festival e nelle fasce orarie meno affollate. Una prenotazione attenta (luogo, orario, formula) può tagliare il costo del pasto in modo sostanziale, specie per cene improvvisate in città.

Giocare d’anticipo: pranzo batte cena (quasi sempre)

La fascia del pranzo è spesso più conveniente della cena: molti locali offrono menu del giorno o combo a prezzo fisso (primo + acqua/ caffè, oppure piatto unico + contorno). Il trucco? Monitorare i profili social del locale e i cartelli esterni: la comunicazione delle offerte è spesso “analogica” e quotidiana. Inoltre, nelle città con forte presenza di uffici, dalle 12:00 alle 14:30 l’offerta è più aggressiva che la sera. È una differenza di posizionamento di fascia oraria — una delle leve principali di prezzo — che conviene sfruttare.

Scegliere il format giusto: quick service, bakery & co.

I dati Circana mostrano che i format di quick service (non solo fast food in senso stretto) tengono meglio l’urto dei prezzi rispetto al ristorante servito al tavolo. Lato consumatore, significa spesa più prevedibile e, spesso, più bassa a parità di sazietà. Pasticcerie con cucina, bakery-café e tavole calde offrono piatti del giorno, insalate complete, zuppe e pizze al taglio capaci di fare un pranzo dignitoso sotto soglia psicologica. Se l’obiettivo è l’equilibrio tra tempo, porzione e prezzo, i format “veloci” meritano priorità.

App anti-spreco: mangiare bene spendendo meno (e facendo del bene)

L’economia circolare arriva nel piatto. Con app come Too Good To Go, si ritirano “Magic Box” a meno della metà del prezzo, con prodotti di pasticcerie, gastronomie, ristoranti e supermercati che altrimenti andrebbero buttati. Non è solo questione di prezzo: è un gesto ambientale misurabile. In Italia la community conta milioni di utenti e ha già salvato decine di milioni di pasti, evitando migliaia di tonnellate di CO₂ equivalente. Perfetto per colazioni/merende, ma talvolta anche per cene “a sorpresa” di buona qualità.

Menu “combo” intelligenti: piatto unico, acqua e caffè

Il prezzo fisso funziona quando include voci che tipicamente fanno crescere il conto: acqua, caffè, talvolta coperto. Un piatto unico bilanciato (carboidrati + proteine + verdure) abbatte la tentazione dei “fuori programma”. Chiedete sempre quali sostituzioni sono possibili (insalata al posto del contorno fritto, ad esempio) senza variazioni di prezzo. Tanto più in una fase in cui lo scontrino medio è salito a 4,74 euro per atto, ogni piccolo extra conta.

Bevande: dove si risparmia davvero

Fare “upgrade” sull’acqua (microfiltrata alla spina se disponibile) o condividere una bottiglia grande al tavolo riduce il costo medio a persona. In molti locali la voce bevande incide in modo sproporzionato.

Cocktails & soft drink stanno vivendo un momento d’oro nel fuori casa, ma sono anche ciò che fa decollare il conto. Appoggiatevi all’happy hour o all’aperitivo “ben fatto”, dove il rapporto quantità/prezzo è più favorevole, e, se puntate alla cena, ordinate prima di sedervi a tavola: molti locali separano pricing e promozioni tra sala e lounge.

7) Leggere il listino con metodo: coperto, contorni, dolci

Coperto: verificate sempre la voce “coperto” o “servizio”, soprattutto nei centri turistici. Se è alto, ribilanciate scegliendo piatti completi per non moltiplicare voci accessorie.

Contorni: meglio i piatti con contorno incluso (grigliata mista con verdure, bowl complete) che i single item da comporre.

Dolci: sfruttate bakeries e gelaterie di quartiere post-pranzo: dolci artigianali fuori dal ristorante hanno mark-up diversi e spesso più gentili.

Programmare: giorni e orari “furbi”

Le finestre “deboli” della domanda sono le migliori amiche del risparmio: infrasettimanale su pranzo e prime sere (es. lunedì-martedì): più promozioni, più disponibilità di tavoli, più tempo per chiedere variazioni senza costo.

Early bird: cenare entro le 20:00 (specie nelle città ad alta rotazione turistica) può intercettare formule scontate o menu dedicati; e se prenotate via app, quelle fasce orarie sono spesso in evidenza con percentuali di sconto più alte.

9) Delivery e take-away: quando convengono davvero

Il delivery offre comodità, ma tra spese di consegna e commissioni finisce per costare di più. Il take-away diretto, al contrario, è spesso scontato o senza extra. Se il locale è a dieci minuti, il risparmio sull’ordine può essere evidente.

Seguite i programmi fedeltà dei singoli locali: molti ristoranti premiano gli ordini diretti con bollini o extra gratuiti dopo N acquisti una leva che si sta rafforzando proprio mentre l’inflazione rallenta ma non molla la presa.

10) Condividere e socializzare la spesa: non solo “pizza al metro”

Piatti da condividere, taglieri, mezze porzioni se previste: la convivialità può essere un alleato del portafoglio. Valutate anche i locali che fanno “tasting platter” o assaggi: consentono varietà senza moltiplicare coperti.

Infine, non sottovalutate la forza dei circoli e delle sagre: in stagione offrono porzioni generose a prezzi popolari, con qualità spesso sorprendente. D’estate, per esempio, una parte non trascurabile della spesa fuori casa si sposta proprio lì (la stima Fipe per agosto 2025 quantificava in 500 milioni di euro la spesa in sagre e fiere).