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il lutto

Paolo Bontempi, l’ingegnere che trasformò un giocattolo in un’industria della musica domestica

Dalla bottega del padre alla fabbrica che ha fatto scuola: come un marchigiano ha inventato un nuovo modo di “portare le note a casa”, costruendo un impero popolare della musica-giocattolo e lasciando un’eredità industriale e culturale che ancora oggi suona

Redazione La Sicilia

25 Dicembre 2025, 15:18

Paolo Bontempi, l’ingegnere che trasformò un giocattolo in un’industria della musica domestica

Paolo Bontempi è morto a Montelupone a 93 anni. Secondo le sue volontà, è stato tumulato a Recanati. La sua storia è il racconto di come un giocattolo musicale sia diventato un’industria capace di occupare centinaia di persone, di esportare in mezzo mondo e di segnare la formazione musicale informale di intere generazioni.

Una traiettoria italiana: dalla fisarmonica al “metodo Bontempi”

Nel 1937, il padre Egisto avvia una bottega di fisarmoniche. Il contesto è quello del distretto marchigiano degli strumenti musicali tra Castelfidardo, Recanati e Osimo, dove l’artigianato incontra la manifattura e crea saperi, reti, concorrenze e talenti. L’orizzonte di Paolo, laureato in ingegneria, è più ampio: nella seconda metà degli anni ’60 intuisce che la musica può diventare una pratica quotidiana, familiare, accessibile; che i suoni possono essere mediati da materiali plastici, da piccoli motori e, progressivamente, dall’elettronica; che la tastiera può essere più vicina a un banco scuola che a un palco. Nasce così un progetto industriale che fa leva su sistemi semplici e pedagogici, su un design colorato e su un’idea forte: abbattere barriere d’accesso, creare primi passi consapevoli verso la musica.

In quegli stessi anni il marchio si allarga: la pianola e l’organo a ance con ventilatore (il celebre “Chord Organ”) diventano icone domestiche; poi arrivano le tastiere elettroniche, i fiati e le percussioni in versione educational. Il cosiddetto “metodo Bontempi” – una sequenza elementare di note, colori e simboli – offre a bambini e ragazzi un’esperienza immediata: il suono arriva prima della teoria, la pratica prima della grammatica. È una rivoluzione gentile.

Il salto dimensionale: stabilimenti, occupazione, filiere

La scommessa di Paolo Bontempi non resta una trovata felice: diventa industria. Tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’70, l’azienda si espande in più stabilimenti tra Potenza Picena, Martinsicuro e l’area di San Claudio di Corridonia. Nel 1976, in Abruzzo, a Martinsicuro, prende forma un grande sito produttivo dedicato in modo particolare alle materie plastiche e allo stampaggio: un tassello essenziale per scalare i volumi, integrare la filiera, contenere i costi e standardizzare la qualità. Nell’età dell’oro la forza lavoro raggiunge picchi prossimi alle mille unità, un numero che restituisce la dimensione di un’impresa ormai nazionale, capace di fare economia d’agglomerazione nel cuore dell’Italia.

Quel modello integrato – progettazione, stampaggio, assemblaggio, controllo qualità – si salda con una rete commerciale in Europa e Nord America e con una scelta logistica non scontata per l’epoca: aprire società commerciali in vari Paesi e attivare anche produzioni oltreconfine (compreso il Canada) per rispondere rapidamente alla domanda e ridurre oneri e tempi di trasporto. Era l’alba della globalizzazione manifatturiera e Bontempi, pur restando un marchio popolare, agiva con strumenti da grande impresa.

Il prodotto che ha cambiato un’abitudine: suonare “in salotto”

Che cosa ha reso unico l’universo Bontempi? Tre elementi:

  1. la democratizzazione del prezzo: strumenti e giocattoli musicali a costi accessibili, pensati per la grande distribuzione ma con una funzionalità reale;
  2. l’ergonomia per l’apprendimento: tasti più piccoli, pattern ritmici elementari, brani preregistrati e semplici funzioni di registrazione e riascolto per aumentare motivazione e autovalutazione;
  3. l’immaginario: una tavolozza cromatica allegra, licenze e co-branding che hanno parlato il linguaggio dei bambini.

È qui che la tastierina diventa un bene aspirazionale: non più un oggetto elitario, ma un accessorio educativo che entra nella lista dei doni “giusti”, spesso sotto l’albero di Natale. Il “suonare in salotto” diventa rito condiviso, spostando la musica dal palco alla casa, e creando una palestra di competenze (ritmo, coordinazione, memoria, ascolto) che andrà a beneficio della scuola e delle attività extrascolastiche.

Licenze, icone, cultura pop

Nel percorso di Paolo Bontempi c’è la capacità di coniugare produzione e narrazione. Le licenze internazionali – da Walt Disney a Warner Bros fino al mondo Barbie – trasformano gli strumenti in oggetti-racconto: un pianoforte-giocattolo non è più solo un pianoforte; è una storia che pulsa in sincrono con la tv e il cinema. È un’operazione di marketing e posizionamento straordinaria per un’azienda che nasce da una bottega marchigiana: in un colpo solo, brand awareness e sell-out crescono, mentre la rete retail trova “scuse buone” per ampliare lo scaffale musicale.

L’innesto con la tradizione: l’asse con Farfisa e i marchi storici

Il genoma Bontempi, che ha nella tastiera popolare il suo DNA, incrocia nel tempo anche la tradizione elettro-meccanica e professionale italiana: l’acquisizione, a metà anni ’80, delle attività musicali legate al marchio Farfisa (storica realtà marchigiana degli organi elettronici e delle tastiere), passata in precedenza sotto il controllo della statunitense Lear Siegler, testimonia l’ambizione di salire di gradino tecnologico sulle keyboards e, in alcuni periodi, di presidiare anche il segmento dei pianoforti con il marchio Furstein. È una pagina importante perché sancisce un dialogo tra la cultura del giocattolo educativo e quella dell’elettronica musicale che ha fatto scuola nel Novecento italiano. Pur tra cicli più o meno felici, quell’innesto lascia un patrimonio di competenze, archivi tecnici, stampi e know-how che sopravvive alle stagioni industriali.

Gli anni difficili: concorrenza globale, crisi e nuova governance del marchio

Come per molta manifattura leggera italiana, l’arrivo della concorrenza asiatica e le trasformazioni dei canali distributivi spingono anche il mondo Bontempi in un territorio accidentato. Nel 2014 la storica società ricorre al concordato preventivo liquidatorio. Da quel processo nasce una nuova geografia: il marchio “Bontempi” viene rilevato e commercializzato da I Com S.p.A. (oggi spesso stilizzata i Com), che ne cura il catalogo internazionale, la presenza fieristica, la rete di distributori e l’evoluzione di prodotto; parallelamente, a Martinsicuro, una cooperativa formata da ex dipendenti – la Cooperativa Industria Abruzzo – rimette in moto parte delle linee per i prodotti tradizionali del giocattolo musicale, soprattutto fiati e percussioni, con un modello cooperativo sostenuto anche da strumenti finanziari dell’economia solidale.

Il risultato è che il marchio resta vivo e presidia il suo segmento di riferimento – tastiere da studio per bambini, toy pianos, batterie junior, microfoni, set didattici – con una logica di catalogo ampia e con attenzione a sicurezza e certificazioni. In parallelo, sull’asse della memoria industriale marchigiana, si riaccendono iniziative per rilanciare la storia e il suono di Farfisa, segno che il capitale simbolico del distretto è un cantiere sempre aperto.

Una lezione industriale: plastica, elettronica, pedagogia

L’intuizione di Paolo Bontempi è stata tripla:

  1. Dal materiale al prodotto: la plastica come abilitante per progettare strumenti leggeri, robusti, ripetibili, colorati e a basso costo.
  2. Dalla funzione al metodo: non solo tasti e altoparlanti, ma percorsi guidati per imparare giocando, con brani preregistrati, pattern ritmici, sequencer elementari e indicatori visivi a prova di neofita.
  3. Dal giocattolo alla cultura: strumenti che non sono “finti”, ma che funzionano davvero; che invitano a suonare insieme e a provare; che diventano gateway per la scuola di musica, la band di quartiere, il coro parrocchiale, la stanza prove del liceo.

Il tutto inserito in un ecosistema marchigiano – tra Castelfidardo, Recanati, Osimo – che nella seconda metà del Novecento ha generato un capitale umano straordinario: tecnici, progettisti, capi-reparto, maestranze capaci di muoversi con naturalezza tra legno, plastica, circuiti e assemblaggi.

Riconoscimenti e memoria: quando un premio racconta una comunità

Nel 2023, Paolo Bontempi riceve a Potenza Picena il Premio Mugellini per la Musica: un riconoscimento simbolico che vale più di una targa. Significa che un territorio riconosce in quell’imprenditore un costruttore di comunità: non solo posti di lavoro, ma immaginario condiviso, opportunità educative, orgoglio manifatturiero. Significa, soprattutto, che la musica – nella sua veste più umile e popolare – può essere politica industriale e politica culturale insieme.

L’ultimo saluto, la traccia che resta

La scomparsa di Paolo Bontempi è stata comunicata a esequie avvenute, in forma riservata. Una scelta di sobrietà che corrisponde allo stile di un uomo che ha preferito far parlare i prodotti più che se stesso. Ma la sua eredità è ovunque: nelle cantine dove sopravvivono pianole con i cavi consumati, nelle scuole che ancora utilizzano strumenti didattici brandizzati, nelle vetrine dei negozi di giocattoli, nelle stanze dove adulti di oggi ricordano il primo brano suonato su una tastierina.