L'incontro
Sicilia, infrastrutture e fragilità: l’emergenza Fontanarossa riporta al centro il tema delle alternative
A Enna la Fillea Cgil promuove “Isolamenti”, un confronto sulle fratture infrastrutturali delle aree interne. La ripetuta sospensione dei voli a Catania per la cenere dell’Etna mostra quanto l’Isola abbia bisogno di collegamenti integrati e di piani di emergenza efficaci
La Sicilia si trova ancora una volta a fare i conti con i disagi legati alla cenere vulcanica e alle limitazioni operative dell’aeroporto di Catania Fontanarossa. Quando l’attività dell’Etna e la direzione dei venti rendono necessario chiudere o limitare lo spazio aereo, le conseguenze ricadono sui passeggeri: voli cancellati o riprogrammati, dirottamenti e difficoltà a raggiungere la propria destinazione.
La sicurezza dei voli resta naturalmente la priorità. Ma le nuove interruzioni riaccendono una questione che va oltre l’emergenza: quanto è preparata la Sicilia a garantire la mobilità quando uno dei suoi principali scali diventa temporaneamente indisponibile? In agosto l’ENAC ha riferito di limitazioni e chiusure dello spazio aereo di Catania dovute alla presenza di cenere vulcanica, con ripercussioni sui collegamenti e riprogrammazioni verso altri aeroporti.
È in questo quadro che assume particolare rilievo l’iniziativa “Isolamenti – Le fratture infrastrutturali delle aree interne: dibattito, idee, criticità, proposte”, promossa dalla Fillea Cgil Enna e in programma oggi alle 18, all’Urban Center di Enna. Al centro del confronto, le difficoltà di collegamento dei territori interni e il completamento della direttrice Nord-Sud, tra Gela e Santo Stefano di Camastra. L’incontro si aprirà con la proiezione del trailer del documentario “157 Km”, realizzato da Fillea Cgil Sicilia, e proseguirà con una tavola rotonda con rappresentanti istituzionali, sindacali, universitari e studenteschi.
Il legame tra questi temi è diretto. Una rete infrastrutturale fragile non penalizza soltanto chi vive lontano dai grandi centri: rende più difficile reagire anche alle emergenze. Se un aeroporto è costretto a fermarsi, servono collegamenti terrestri efficienti verso gli altri scali, informazioni tempestive e un coordinamento capace di aiutare i passeggeri a proseguire il viaggio. Senza alternative realmente accessibili, ogni criticità locale rischia di trasformarsi in un problema per un’intera area dell’Isola.
La fotografia della rete ferroviaria siciliana, fornita da RFI e aggiornata al 30 giugno, mostra un sistema di 1.370 chilometri, di cui 1.106 a binario semplice e 578 non elettrificati. Dati che, da soli, non descrivono la qualità dei servizi, ma aiutano a capire la portata delle sfide: migliorare i collegamenti significa potenziare le tratte, integrare treni e autobus e rendere più agevole l’accesso agli aeroporti e ai principali nodi di trasporto.
Anche la strada Nord-Sud, evocata dal dibattito ennese, rappresenta una questione che si trascina da anni. Il suo completamento potrebbe contribuire a collegare territori oggi distanti dai principali assi di mobilità e a rafforzare i collegamenti tra le due coste. Ma per le comunità delle aree interne il punto non è soltanto realizzare una grande opera: servono tempi certi, manutenzione delle infrastrutture esistenti e servizi quotidiani che rendano concretamente possibile spostarsi per lavoro, studio, cure e necessità familiari.
La ricorrenza degli stop a Fontanarossa non può essere affrontata contrapponendo sicurezza e sviluppo: la prima è irrinunciabile, il secondo richiede una pianificazione che tenga conto delle caratteristiche di un territorio esposto a fenomeni naturali. La domanda, allora, è se la Sicilia disponga di un sistema abbastanza solido e coordinato da ridurre l’impatto di queste interruzioni, valorizzando anche gli altri scali e assicurando collegamenti efficaci tra aeroporti, ferrovie e rete stradale.
Da Enna, il confronto sulle “fratture” infrastrutturali porta così al centro una questione che riguarda tutta la regione: superare l’isolamento non significa soltanto costruire nuove opere, ma garantire una rete connessa, affidabile e capace di continuare a funzionare anche quando un suo nodo strategico si ferma.