l'allarme
Emergenza diga Ancipa, l'allarme del Movimento per la Difesa dei Territori: "Riserva al limite, autonomia per soli 8 mesi"
Il volume crolla a 13,8 milioni di metri cubi: "Senza piogge in autunno il territorio rischia il definitivo collasso idrico"
Secondo esposto-diffida del Movimento per la Difesa dei Territori all’Autorità di Bacino, alla Protezione Civile, a Siciliacque e a Enel. Per oggetto il volume totale della diga Ancipa «crollato a 13,8 milioni di metri cubi» nella giornata di ieri. Il presidente Fabio Bruno sostiene che «la situazione è critica per tre motivi».
Il primo è «il limite di legge scaduto. Il decreto "fantasma" del 28 luglio autorizzava al massimo 4 milioni di mc per l'irrigazione della Sicilia Orientale. Scorporando il normale consumo idropotabile, la quota straordinaria erosa è ormai quasi giunta al traguardo. Qualsiasi ulteriore prelievo da domani avviene senza copertura legale o richiederà una proroga che il Movimento definisce una vera e propria follia gestionale».
Il secondo riguarda la riserva utile «ridotta ai minimi termini. Dei 13,8 MMC attuali, 2 mmc costituiscono il “volume morto” di fondo non utilizzabile per scopi idropotabili. Restano solo 11,8 mmc utili. Con consumi invernali stimati in 1,5 mmc al mese, l'autonomia residua del bacino è scesa ad appena 7-8 mesi. Se l'autunno sarà secco, il territorio rischia il collasso idrico».
Il terzo punto riguarda il monitoraggio giornaliero pubblico dei livelli da parte dell'Autorità di Bacino che su questo punto nei giorni scorsi in una nota spiegava che la pubblicazione dei dati era una misura attivata in presenza di uno stato di severità idrica. Così come fu spiegato che non c'erano rischi di crisi idrica all'orizzonte e che i prelievi erano monitorati.
Per il Movimento «dilapidare la riserva strategica utile compromette gravemente la sostenibilità sul lungo periodo dell'approvvigionamento civile» e chiede «stop ai prelievi al raggiungimento del tetto dei 4 mmc; l'esibizione di nuovi titoli autorizzativi qualora le amministrazioni intendano proseguire lo svaso oltre la quota prefissata» e, ha proseguito ricordando Bruno, che «il prelievo di risorsa idrica strategica in eccedenza rispetto ai decreti vigenti, o in totale assenza di essi, configura una palese violazione amministrativa e gestionale».