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Palazzo Trigona e il patrimonio dimenticato: Legambiente denuncia il silenzio del Parco archeologico
L'associazione ambientalista contesta la sovrapposizione disordinata di esposizioni temporanee e la precaria condizione dei reperti provenienti dagli scavi della Villa Romana del Casale. Per garantire la tutela dalle minacce dell'archeomafia, si richiede una verifica immediata del patrimonio conservato nei magazzini provvisori
Legambiente Piazza Armerina torna a denunciare il silenzio delle istituzioni su una questione cruciale per la città: la gestione, la catalogazione e la valorizzazione del patrimonio archeologico e il futuro di Palazzo Trigona.
Dopo tre lettere inviate tra marzo e aprile al direttore del Parco archeologico di Morgantina e della Villa Romana del Casale, Carmelo Nicotra, e al Soprintendente di Enna, Angelo Di Franco, rimaste prive di riscontro, l'associazione ha deciso di formalizzare una quarta missiva, una vera e propria lettera aperta, estendendo l'indirizzo all'Assessore regionale dei Beni culturali, Francesco Paolo Scarpinato, al Dirigente generale del dipartimento, Mario La Rocca, e al Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Palermo.
Al centro della protesta vi è la condizione dei numerosi reperti archeologici provenienti dagli scavi della Villa Romana del Casale e da altri siti del territorio, compresi quelli delle campagne storiche di Gino Vinicio Gentili, che rimangono confinati in magazzini provvisori. L'associazione pone interrogativi stringenti sulla sicurezza, sulla catalogazione e sull'effettiva corrispondenza tra i beni registrati e le giacenze reali.
Il timore di Legambiente non è astratto, ma si fonda su precedenti storici e attuali che scuotono la sicurezza dei beni culturali in Sicilia – dai traffici legati all'archeomafia al furto della Testa di Dama di età flavia (prelevata dai depositi di Palazzo Trigona nel 2007 e poi ritrovata), fino ai recenti episodi come il furto delle opere di Antonello da Messina al MuMe. Per l'associazione, la tutela non può essere considerata un aspetto secondario della gestione.
La polemica tocca direttamente il Museo della Città e del Territorio di Palazzo Trigona, inaugurato cinque anni fa. Secondo Legambiente, il percorso permanente sarebbe stato progressivamente penalizzato da una sovrapposizione disordinata di mostre temporanee.
A supporto di questa tesi, viene evidenziato come le esposizioni concluse il 30 giugno scorso siano ancora parzialmente disallestite a distanza di due mesi, con materiali accatastati perfino nella sala multimediale, spazio originariamente destinato alla narrazione della Villa Romana del Casale, trasformandola di fatto in un deposito temporaneo e sottraendola alla fruizione dei visitatori.
I dati sui visitatori restituiscono l'immagine di un museo che fatica a integrarsi nel grande circuito turistico trainato dalla Villa Romana del Casale. Nel corso del 2025, Palazzo Trigona ha registrato circa 9.700 visitatori, di cui ben il 90% con ingressi non paganti, confermando numeri analoghi a quelli degli anni precedenti.
Per Legambiente serve un progetto di rilancio strutturato che potenzi l'allestimento archeologico e migliori la promozione, criticando al contempo l'azione del governo cittadino, ritenuto poco incisivo fin dall'apertura nel credere nelle potenzialità del museo.
La disquisizione dell’associazione termina con una proposta economica precisa. Considerando che il Parco archeologico dispone di un avanzo di amministrazione di circa 5 milioni di euro, Legambiente ritiene legittimo destinare una quota di queste risorse, generate quasi totalmente dalla capacità attrattiva della Villa Romana del Casale, ad attività di studio, restauro, tutela del patrimonio archeologico e al rilancio definitivo di Palazzo Trigona.