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Pasquasia, deposito d'amianto regionale o bonifica? Il 7 settembre il Consiglio aperto a Enna

La vertenza dell'ex miniera torna al centro del dibattito politico ed economico. In aula si discuterà della messa in sicurezza del sito e della memoria dei mille posti di lavoro andati perduti

31 Agosto 2026, 10:14

10:21

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La bonifica della miniera di Pasquasia aveva animato il dibattito alla vigilia e nei giorni a seguire il Ferragosto dopo i timori espressi dal presidente del Consiglio comunale, Marco Greco, sulla possibilità che il sito minerario ennese venisse individuato come punto di riferimento regionale per lo stoccaggio di amianto. A stretto giro, però, arrivò la rassicurazione dell'assessore regionale all'Energia, Francesco Colianni, che parlò di stoccaggio del solo amianto presente a Pasquasia e di riqualificazione generale del sito e chiese un consiglio comunale specifico per un confronto. Lo stesso Colianni anticipò che il suo assessorato avrebbe dato parere negativo a qualsiasi richiesta di utilizzare Pasquasia per rifiuti provenienti fuori dal territorio provinciale.

Quella seduta è stata convocata per il 7 settembre e sarà aperta alla partecipazione della deputazione nazionale e regionale, dell'assessore regionale all'Energia e all'Ambiente e al Dirigente regionale del Dipartimento di Protezione Civile con all'ordine del giorno la «possibile destinazione del sito minerario di Pasquasia a deposito regionale d'amianto».

«Sarà l'occasione per chiarire all'intera Città se e in che misura le competenti istituzioni regionali vorranno dar seguito all'ipotesi di adibire l'ex miniera a deposito d'amianto di tutta la regione» ha spiegato il presidente del Consiglio, Greco.

Ad intervenire è stata anche la Cgil che richiama l'attenzione sul futuro non nascondendo le perplessità «senza nessuna certezza su quello che successivamente potrebbe succedere». Per la Camera del Lavoro di Enna «bene ha fatto la presidenza del consiglio comunale di Enna a nessun preconcetto ma con tanta preoccupazione un campanello d 'allarme».

Sulla miniera di Pasquasia, aggiungono, «crediamo ci sia ancora tanto da capire, iniziando dai reali motivi della sua strana chiusura. Non è superfluo ricordare che la miniera di sali potassici, sito estremamente produttivo, dava lavoro tra diretto e indotto a più di mille lavoratori. La nostra provincia in termini di rappresentanza politica e di smantellamento di realtà produttiva ha pagato e continua a pagare un prezzo estremamente alto». Ed è anche per queste ragioni che dalla Cgil rilanciano e dicono «non possiamo e non vogliamo continuare ad assistere passivamente allo smantellamento di questo nostro territorio, utilizzato in modo passivo o negativo per le esigenze e i bisogni di altri».