chiesa di San Giovanni Evangelista
Piazza Armerina, gli affreschi del Borremans rischiano di sparire: silenzio delle istituzioni
Le infiltrazioni minacciano i capolavori del Settecento firmati dal pittore fiammingo. L'associazione Mira 1163 e monsignor Scarcione rilanciano l'allarme in vista delle piogge invernali
Sono custoditi all’interno della chiesa San Giovanni Evangelista, edificio di proprietà del Fondo Edifici di Culto (Fec), e rappresentano uno dei patrimoni artistici più preziosi della città e non solo. Ma per gli affreschi realizzati da Guglielmo Borremans nel Settecento ancora nessuna soluzione concreta sembra profilarsi. Sono trascorsi oltre due mesi dalla lettera inviata il 15 giugno da Francesco Galati, presidente dell’associazione turistico-culturale Mira 1163, al Prefetto di Enna, Ignazio Portelli, per chiedere un intervento risolutivo che scongiuri la definitiva perdita degli affreschi.
Una vicenda sulla quale da tempo interviene anche il rettore della chiesa, mons. Antonino Scarcione, con ripetuti appelli per la tutela del tempio sacro. A preoccupare sono soprattutto le infiltrazioni provenienti dalla facciata, che rischiano di compromettere ulteriormente le pareti affrescate.
Per San Giovanni erano stati stanziati 2 milioni di euro di fondi Pnrr destinati al Fec, ma la successiva decisione di suddividere l’intervento in più tranche ha suscitato le preoccupazioni della comunità piazzese e di Mira 1163.
“Sono trascorsi oltre due mesi dalla lettera che ha Mira 1163 ha inviato al Prefetto e non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Nel frattempo questo importante patrimonio continua a deteriorarsi e non possiamo permettere che il trascorrere del tempo renda ancora più difficile il recupero degli affreschi, soprattutto con l’arrivo della stagione invernale”, dichiara oggi Galati, tornando a chiedere che si intervenga sulle cause del degrado. Già nei mesi scorsi l’associazione aveva indicato come prioritaria la sistemazione della facciata, dalla quale provengono le infiltrazioni che minacciano gli affreschi.
Dopo oltre due mesi, dunque, la richiesta indirizzata al Prefetto Portelli resta senza risposta, mentre gli appelli di Galati e di mons. Scarcione continuano a scontrarsi con uno stallo che pesa sempre di più sulla conservazione di uno dei tesori artistici della città e a livello regionale.