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il personaggio

L'imprenditore agrigentino amante delle tangenti pur di aggiudicarsi gli appalti truccati

Dalla mega gara per la rete idrica di Agrigento ai lavori a Sommatino, fino a quelli della strada Mosella

07 Luglio 2026, 09:02

09:51

Inchiesta sul Comune di Agrigento: perquisizioni della Squadra Mobile e sequestro di atti

Il nome dell'imprenditore edile di Favara Diego Caramazza è emerso negli ultimi anni in tre importanti inchieste della magistratura siciliana che hanno al centro presunti episodi di corruzione e irregolarità nella gestione degli appalti pubblici. Al momento, entrambe le vicende sono ancora in corso e non esistono sentenze definitive.

La prima indagine che lo coinvolge è quella coordinata dalla Procura di Agrigento, esplosa nel maggio 2025. Secondo gli investigatori, attorno ad alcuni appalti pubblici dell'Agrigentino sarebbe stato creato un presunto sistema corruttivo finalizzato a favorire determinate imprese in cambio di tangenti. Tra gli interventi finiti sotto la lente della magistratura figurano i lavori di manutenzione della strada provinciale Salaparuta–Santa Margherita Belice, la riqualificazione dello stadio Dino Liotta di Licata e il primo stralcio dei lavori per la rete idrica di Agrigento, un'opera del valore di oltre 37 milioni di euro.

In quell'inchiesta Caramazza è accusato, a vario titolo, di reati quali corruzione e turbativa d'asta. Durante le indagini furono sequestrati anche circa 200 mila euro in contanti, che secondo l'accusa sarebbero stati destinati al pagamento di tangenti. Successivamente la Corte di Cassazione si è pronunciata sulla legittimità delle misure cautelari adottate nella fase iniziale dell'indagine, senza però entrare nel merito delle contestazioni, che restano ancora oggetto del procedimento.

Il nome dell'imprenditore è tornato al centro della cronaca giudiziaria con la recente operazione "Scacco", coordinata dalla Procura di Caltanissetta e incentrata sulla gestione del Comune di Sommatino.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Caramazza avrebbe preso parte a un presunto accordo corruttivo finalizzato a ottenere l'affidamento di alcuni lavori pubblici. In particolare, la Procura sostiene che avrebbe consegnato una presunta tangente complessiva di 45 mila euro, destinata – secondo l'ipotesi accusatoria – all'allora sindaco Salvatore Letizia, al responsabile dell'Ufficio tecnico comunale e a un professionista incaricato della progettazione e direzione dei lavori. In cambio, l'imprenditore avrebbe ottenuto l'affidamento diretto di alcuni interventi alla Villa Garibaldi di Sommatino e la promessa di ulteriori lavori relativi al cimitero comunale.

Nella stessa inchiesta gli investigatori contestano anche un presunto sistema di frazionamento artificioso degli appalti per mantenere gli importi sotto la soglia prevista dal Codice dei contratti pubblici e procedere così con affidamenti diretti.

Per questi fatti il giudice per le indagini preliminari di Caltanissetta ha disposto nei confronti di Caramazza la misura degli arresti domiciliari. Durante l'interrogatorio preventivo l'imprenditore si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre i suoi legali hanno depositato una memoria difensiva contestando le accuse formulate dalla Procura.

L'altra indagine, ancora nella fase iniziale, tocca direttamente il Comune di Agrigento e riguarda la gara d'appalto per la strada Mosella. Nove indagati colpiti dal decreto di perquisizione, 3 imprenditori, 2 funzionari comunali, 2 professionisti e 2 dipendenti di imprese utilizzati come “prestanome”. Nei giorni scorsi Diego “Dino” Caramazza, di 45 anni, e la sorella Federica Caramazza, di 37 anni, sono stati raggiunti da ordine di perquisizione eseguito dalla Squadra mobile di Agrigento. Nell'ambito dell'indagine che coinvolge nove persone i reati ipotizzati, a vario titolo, sono: trasferimento fraudolento di beni, turbata libertà degli incanti, induzione indebita a dare o promettere denaro e truffa aggravata per le erogazioni pubbliche.

Ad oggi, dunque, Diego Caramazza è coinvolto in tre distinti procedimenti giudiziari, uno davanti alla Procura di Agrigento e uno davanti alla Procura di Caltanissetta, entrambi riguardanti presunti episodi di corruzione negli appalti pubblici. In entrambi i casi le accuse sono ancora al vaglio dell'autorità giudiziaria e dovranno essere accertate nel corso dei rispettivi processi.