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Niscemi

Meloni: 150 milioni per sicurezza e indennizzi, stop ai ritardi

La Premier è tornata a Niscemi: 150 milioni in due programmi per sicurezza del territorio e indennizzi, priorità alla rapidità dopo una frana di elevata complessità geologica

22 Maggio 2026, 09:35

09:40

La presidente Giorgia Meloni arriva a Niscemi a 120 giorni dalla frana: è la terza visita sui luoghi del disastro

Il sole batte forte, la piazza è vuota, qualche avventore sta al bar. La giornata scorre tranquillamente a Niscemi quando inizia il viavai di macchine. Una giornata tradizionale, pochissimo preavviso per la visita lampo - la terza in 120 giorni - per la premier Giorgia Meloni. E che la visita non era in agenda la conferma arriva anche dalle attività che si stanno conducendo in procura a Gela con gli agenti del commissariato di Niscemi impegnati nell'indagine sulla frana. La Meloni è giunta accompagnata dal capo del Dipartimento della Protezione civile, Fabio Ciciliano. Niente tappe nei luoghi del mega dissesto, un lungo sorvolo e poi dritto in Comune per una riunione con i consiglieri comunali e assessori. La parola d'ordine è "velocità" da parte del governo nel mettere a terra le risorse stanziate con il decreto-legge di febbraio, votato a seguito della frana che ha sconvolto il comune.

Il Consiglio dei ministri, spiega Meloni, è pronto a licenziare due programmi da 75 milioni ciascuno. Il primo è destinato alla messa in sicurezza del territorio, il secondo agli indennizzi ai proprietari di case dell'area colpita dal crollo del costone. La premier sottolinea come la situazione sia “radicalmente diversa rispetto al 1997”, quando gli interventi non furono programmati e ancora oggi, in pratica, si stanno pagando risarcimenti tardivi. Le cose possono cambiare e non siamo destinati a rivivere gli errori del passato. Non si può più dare per scontato che le popolazioni restino abbandonate per decenni.

Uno dei due programmi da 75 milioni, precisa, è stato predisposto dal prefetto Ciciliano sulla base dell'analisi scientifica condotta dal Dipartimento della Protezione civile. È stato fatto, evidenzia la premier, “un lavoro molto complesso per studiare la frana in tutti i suoi aspetti”, individuando tre diversi corpi di frana che, incredibile a dirsi, si sono mossi insieme, nello stesso momento, ma separatamente gli uni dagli altri. Una situazione di notevole complessità geologica che non può essere affrontata solo con interventi localizzati, ma richiede misure generali e strutturali.

Oltre alla prevenzione, il governo punta ai risarcimenti per le famiglie: il secondo programma da 75 milioni è infatti destinato a riconoscere contributi a chi ha perso la casa o è stato costretto a sgomberare immobili dichiarati inagibili e non ricostruibili. I fondi, spiega Meloni, potranno essere utilizzati per acquistare una casa già esistente, comprare un'area edificabile e realizzare una nuova abitazione in zona sicura a Niscemi o nei comuni limitrofi, oppure per ristrutturare ulteriori immobili già in mano ai beneficiari.

«Al momento la stima dei contributi è di poco più di 50 milioni di euro - aggiunge - il resto sarà utilizzato per completare le demolizioni degli edifici crollati o inagibili. Non c'è stato un terremoto, ma vogliamo gestire le macerie come se ci fosse stato, con tecniche moderne e attenzione al territorio». Poi un breve incontro con l'avvocato Francesco Rizzo che è il presidente del comitato “Evento franoso” i cui soci rivendicano risarcimenti per le attività e le case che andranno demolite, invece di indennizzi.

La presenza della premier in città, dopo la prima visita del 28 gennaio e il ritorno del 26 febbraio, è stata presentata come un segnale politico: vietare che si ripeta, per Niscemi, la “vergogna insostenibile” di risarcimenti arrivati solo dopo decenni, come accaduto dopo la frana del 1997. Nel frattempo da Trento il ministro della protezione civile Nello Musumeci (che è anche indagato per il periodo in cui è stato presidente della Regione) si è voluto togliere qualche sassolino dalla scarpa: «Su Niscemi c'è l'ulteriore impegno del governo a lavorare per il piano che è stato proposto dal capo del Dipartimento della Protezione Civile. Io ho proposto e il Consiglio dei ministri ha accettato di mettere a disposizione 150 milioni di euro: è chiaro che parallelamente all'azione del governo c'è quella della magistratura e quindi io evito di fare considerazioni perché ho grande rispetto per il ruolo dei magistrati. Bisogna capire perché per trent'anni chi sapeva non ha agito, questa è la grande semplice domanda alla quale la magistratura dovrà dare una risposta».