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Il processo dopo 36 anni

Il duplice omicidio Vecchio Rovetta, le intercettazioni dopo le perquisizioni a Messina: «Ci hanno messo le cimici»

Una donna, vicina al "negoziatore" Enzo Vinciullo, commentava le indagini condotte dalla Procura Generale di Catania

24 Aprile 2026, 06:45

13:09

Il duplice omicidio Vecchio Rovetta, le intercettazioni dopo le perquisizioni a Messina: «Ci hanno messo le cimici»

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«Mi hanno messo le cimici». Parlava così una donna l'anno scorso dopo che gli ufficiali della Dia e i poliziotti del Nucleo interforze della procura generale avevano eseguito una serie di perquisizioni a Messina nell'ambito delle indagini sul duplice omicidio di Francesco Vecchio e Alessandro Rovetta avvenuto la sera del 31 ottobre 1990 alla zona industriale. Gli investigatori hanno setacciato, fra gli altri immobili, l'abitazione di Vincenzo Vinciullo, che all'epoca dell'omicidio era un agente di commercio delle Acciaierie Megara. I radar della procura generale - che ha avocato l'inchiesta dopo diverse istanze di archiviazione dei pm - si sono accesi verso l'imprenditore ottantenne in quanto ritengono fosse «il negoziatore» fra i vertici della società e i boss di Cosa nostra. La negoziazione avrebbe riguardato il pagamento del pizzo da parte del colosso bresciano: Rovetta e Vecchio avrebbero rifiutato di versare la tangente alla famiglia mafiosa.

«È stato il primo imprenditore ammazzato dalla mafia... l'aspettavano fuori dalla ferriera», commentava ancora la donna messinese l'anno scorso. Una signora molto vicina a Vinciullo, il cui nome compare in uno dei pizzini ritrovati nel covo di Bernardo Provenzano, il vicecapo della cupola palermitana di Cosa Nostra. Un riscontro che dimostrerebbe che Vinciullo aveva la possibilità di parlare con i piani alti della mafia siciliana. Per ottenere i soldi della Megara Cosa nostra ha ordinato l'agguato in cui persero la vita i due manager. Alfa Acciai di Brescia nel 1991, quindi dopo il duplice delitto, avrebbe sborsato un miliardo delle vecchie lire. Per la Pg avrebbe continuato a farlo per parecchio tempo. La morte di Vecchio e Rovetta insomma sarebbe servita a far tremare i vertici delle Acciaierie. Le indagini - che hanno rimescolato verbali e testimonianze raccolte in questi tre decenni - hanno portato a identificare il mandante del duplice delitto: Aldo Ercolano, il killer di Pippo Fava, avrebbe decretato la condanna a morte dei due imprenditori che si erano rifiutati di pagare il pizzo. E non dimentichiamo che sull'agguato ci fu la rivendicazione della Falange Armata, l'organizzazione «nera» che firmava stragi, attentati e bombe in tutta Italia in quell'epoca di piombo e sangue.

Ieri pomeriggio alle cinque in punto è arrivato un dispositivo storico. Dieci pagine che a distanza di quasi 36 anni annunciano che verrà celebrato un processo per l'assassinio dei due imprenditori. La giudice per le udienze preliminari, accogliendo le richieste del Procuratore Generale Carmelo Zuccaro e dei sostituti Pg Nicolò Marino e Giovannella Scaminaci, ha rinviato a giudizio Aldo Ercolano con l'accusa di omicidio in concorso con ignoti. Ma il prossimo 7 luglio dovranno presentarsi davanti alla Corte d'Assise anche i quattro imputati accusati di estorsione aggravata, fra questi oltre il messinese Vincenzo Vinciullo ci sono anche Antonio Alfio Motta, Francesco Tusa e Leonardo Greco.