Polizia penitenziaria
Doppio blitz alla Casa di reclusione di Augusta: 15 smartphone murati e 70 grammi di droga sequestrati
Il Sappe plaude all’operazione ma avverte che il fenomeno resta difficile da arginare
Doppio blitz della Polizia penitenziaria lo scorso fine settimana alla Casa di reclusione di Augusta, mirato a contrastare l’introduzione e la detenzione di oggetti e sostanze illegali nei reparti.
Gli interventi, disposti dal comandante del reparto, il dirigente Guido Maiorana, hanno interessato in particolare le sezioni di alta sicurezza. L’operazione, condotta dagli agenti e coordinata sul campo da ispettori e sovrintendenti, ha portato al rinvenimento di 15 smartphone completi di schede telefoniche e cavi USB per la ricarica. Alcuni dispositivi erano stati abilmente occultati, persino murati nelle pareti delle celle. Contestualmente sono stati sequestrati circa 70 grammi di stupefacente. In diversi casi i detenuti sono stati colti in flagranza e deferiti all’autorità giudiziaria competente.
Determinanti per il successo dell’attività sono state le azioni di intelligence e le indagini basate su osservazioni dirette e monitoraggi mirati dei movimenti di specifici reclusi.
L’esito del controllo conferma l’elevato livello di professionalità e reattività del personale dell’istituto di Augusta che, nonostante difficoltà e sacrifici quotidiani, continua a garantire legalità e rispetto delle regole.
Sul tema è intervenuto anche il Sappe, sindacato autonomo della Polizia penitenziaria, che ha espresso piena soddisfazione per i risultati ottenuti e per l’impegno del personale, sottolineando però come la diffusione di telefoni cellulari e altri oggetti proibiti nelle carceri resti complessa da arginare.
Secondo il segretario provinciale, Salvatore Gagliani, né l’intensificazione dei controlli, né l’impiego di tecnologie anti-drone e disturbatori di segnale, né il recente inasprimento normativo con l’introduzione del reato previsto dall’articolo 391-bis del codice penale hanno finora prodotto un deterrente efficace.
Tali misure, ha aggiunto, avrebbero piuttosto appesantito il lavoro delle Procure, spesso costrette ad archiviare per mancanza di flagranza o impossibilità di individuare con certezza i responsabili.
Il Sappe ha infine rivolto un plauso al comandante Maiorana e a tutto il personale del carcere di Augusta, definendo l’operazione un segnale significativo in un contesto operativo sempre più complesso e delicato.