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il caso

Avanzo da 2,7 milioni, ma la sanità siciliana vacilla: la fotografia con tante ombre e poche luci della Corte dei Conti

Segno più grazie a 336 milioni straordinari, ma ci sono LEA inadeguati e 241,8 milioni verso il nord e debiti da 1,76 miliardi

Fabio Russello

19 Gennaio 2026, 13:10

13:11

Avanzo da 2,7 milioni, ma la sanità siciliana vacilla: la fotografia con tante ombre e poche luci della Corte dei Conti

C'è una cifra che spicca, isolata, nell'ultimo referto della Corte dei conti sulla sanità siciliana: 2,7 milioni di euro. È l'avanzo con cui la Regione chiude formalmente il IV trimestre 2024. Ma dietro il “miracolo” contabile c'è una realtà diversa: equilibri tenuti in piedi da partite straordinarie, servizi ai cittadini insufficienti in due aree su tre e una migrazione sanitaria che drena dall'isola quasi un quarto di miliardo l'anno. L'analisi dei magistrati contabili e dei Tavoli tecnici ministeriali consegna l'immagine di un sistema in precario equilibrio, dove la tenuta dei conti non coincide con la salute dell'assistenza. (scarica qui la relazione)

Il “giallo” dei 336 milioni e il caso ARPA
Come può una Regione in Piano di rientro dichiarare un utile? La risposta risiede nella gestione straordinaria. Il risultato positivo è stato possibile soltanto grazie a un saldo attivo di componenti straordinarie pari a 336 milioni di euro. Senza questa iniezione, il bilancio sarebbe in pesante disavanzo. Tra le pieghe dei conti emerge il caso emblematico dell'ARPA (Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente). Per anni la Regione ha utilizzato risorse del Servizio sanitario nazionale per finanziare in modo indistinto l'Agenzia, coprendo anche attività non sanitarie. Una prassi bocciata dalla Corte costituzionale (sentenza n. 1/2024), che ha imposto una rettifica da 87 milioni di euro. A ciò si somma la confusione amministrativa: tra febbraio e aprile 2025 i Tavoli romani hanno ricevuto quattro versioni diverse del Conto economico consolidato, sintomo di una cronica difficoltà nel monitoraggio della spesa.

LEA: insufficienze in Prevenzione e Territorio
Se i numeri tornano (a fatica), i servizi arrancano. Il monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza (LEA) 2023 è impietoso: la Sicilia è inadempiente perché non raggiunge la sufficienza in due macro-aree su tre. Prevenzione: punteggio crollato a 49 (sufficienza a 60). Pesano la scarsa adesione agli screening oncologici (mammografico e colon-retto) e le lacune nelle vaccinazioni pediatriche. Area distrettuale: 44 punti, ben sotto la soglia minima. La presa in carico territoriale, che dovrebbe alleggerire gli ospedali, non funziona. Ospedali: unica nota positiva con 80 punti, sufficienza garantita ma performance lontane dagli standard delle regioni del Nord.

La tassa occulta: 241 milioni per curarsi al Nord
Il dato più penalizzante per le casse regionali e per l'orgoglio del sistema è la mobilità passiva. Nel 2024 il saldo tra chi arriva e chi parte per curarsi è negativo per 241,8 milioni di euro. È un'emorragia continua di risorse che alimenta i bilanci di Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, regioni capaci di attrarre i pazienti isolani. La Sicilia resta tra le realtà <strong=minore capacità="" di="" attrazione<="" strong="">costrette a rimborsare centinaia di milioni per prestazioni non garantite in casa.</strong=minore>

Il mistero di Enna e i debiti commerciali
Sul fronte dei pagamenti ai fornitori, i debiti ammontano a 1,76 miliardi di euro. Colpisce però un dettaglio segnalato dalla Corte dei conti: l'ASP di Enna è stata esclusa dal calcolo degli indicatori di tempestività perché ha inserito nel sistema dati giudicati “non congruenti”. Un buco informativo che getta un'ombra sulla trasparenza gestionale di una delle aziende del servizio sanitario regionale.

Punti nascita e costi fuori controllo
Nonostante il Piano di rientro, alcune voci di spesa continuano a correre oltre la media nazionale: la Regione supera i benchmark per la spesa farmaceutica e per gli acquisti di prestazioni da privati. Sul versante strutturale, i magistrati segnalano ritardi nella revisione della rete ospedaliera e, soprattutto, nel percorso di dismissione dei Punti nascita “sub-standard”. Si tratta di strutture con volumi troppo bassi per garantire piena sicurezza a madri e neonati, che la Regione si era impegnata a chiudere o accorpare.

Il verdetto finale
La conclusione dei Tavoli ministeriali spegne gli entusiasmi per l'avanzo di esercizio: “La verifica annuale del piano di rientro viene valutata non positiva per l'anno 2024”. In assenza di una riforma effettiva dei servizi territoriali e della prevenzione, quel risultato rischia di restare un artificio contabile, mentre i siciliani continuano a pagare due volte: con le tasse e con i biglietti aerei per curarsi altrove.