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il caso

Dormire tra i rifiuti per un permesso: il giovedì dell’immigrazione a Siracusa

Una sola giornata senza prenotazione trasforma l'ufficio della questura di Ortigia in un accampamento notturno. Storie di attesa, sfruttamento e paura, sullo sfondo di un ufficio che resta un’eccezione positiva nel panorama nazionale

18 Gennaio 2026, 10:44

Dormire sui cofani per un permesso: il giovedì dell’immigrazione a Siracusa

L’immagine è straziante: per essere i primi a poter accedere all’Ufficio Immigrazione del Comando della Questura di Ortigia il giovedì mattina, c’è chi ha passato la notte avvolto in una coperta accanto ai mastelli dell’immondizia. Altri hanno trascorso la notte all’addiaccio, seduti sui cofani delle macchine per assorbire il calore residuo dei motori spenti da poco. E’ la scena che si ripete ogni mercoledì notte, perché il giovedì è la giornata – a differenza degli altri giorni dove ci si prenota – dedicata a chi si presenta senza appuntamento.

Esiste una lista aggiornata al momento, via via che ci si presenta all’esterno si viene iscritti su un foglio da chi è arrivato prima, ma capita che la stessa lista possa essere strappata da chi decide – tra gli stranieri – di doverla ricomporre a proprio vantaggio o a vantaggio di qualche amico.

E così lì, in via Vittorio Veneto, si forma quella piccola fila notturna di disperati, gente che porta con sé nella sacca tutta la propria vita, in attesa di ottenere un permesso o i documenti necessari per provare a intrufolarsi in una normalizzazione sociale e non dover più vivere da fuggitivo o da senza terra né patria.

Difficile che si presenti a tentare la fortuna qualche clandestino, troppa la paura di poter essere allontanato dall’Italia, e per paradosso proprio essere senza documenti diventa il primo ostacolo – spesso insormontabile – per provare ad ottenerli.

Anche perché la vita da invisibile a Siracusa – come nel resto del territorio – è difficilissima, racconta chi invisibile lo è, e in via Vittorio Veneto un invisibile ci va solo per accompagnare un amico, tenendosi poi a distanza di sicurezza

Eppure – a dispetto dell’immagine di degrado e disagio raccontata dalle immagini del giovedì mattina, con quei corpi seduti a due passi dall’immondizia, o sui marciapiedi, la testa tra le mani per la stanchezza e il pessimismo - l’Ufficio Immigrazione della Questura aretusea, per chi è in regola o ci si voglia mettere, è visto come un’isola felice, un esempio di organizzazione e sveltezza burocratica.

Diversi mediatori culturali sono concordi su questo punto, lasciando parlare i numeri: qui i tempi relativamente velocissimi, e chi è in regola può ottenere la documentazione necessaria nel giro di un paio di mesi, a differenza di quanto avviene – ad esempio – a Roma, dove la forbice temporale si allarga fino anche a 11 mesi.

Chi invece è irregolare non ci passa, da via Vittorio Veneto, se non “di sgalleggio”, e continua «come capita ad alcuni amici miei – rivela M, regolare – a vivere per strada perché non gli affittano nemmeno una stanza, o a lavorare in nero sfruttato per pochi euro, con la minaccia da parte di chi se ne approfitta che se si dovesse lamentare verrebbe segnalato».