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Il caso

Catania, parla la vittima della baby gang: «Massacrato per il loro divertimento»

Dal suo letto in ospedale il racconto del ragazzino picchiato in piazza Stesicoro. La madre sconvolta: «Mio figlio poteva morire, nessun genitore dovrebbe vivere quello che ho vissuto»

Laura Distefano

06 Gennaio 2026, 21:42

Catania, parla la vittima della baby gang: «Massacrato per il loro divertimento»

Elio è ricoverato al San Marco, accanto a lui la madre Simona Rita Di Marco

Un sabato sera tra amici si è trasformato in incubo. Anzi in un film dell’orrore. Elio ha quattordici anni. È il ragazzo che è stato massacrato a piazza Stesicoro da una baby gang. Da tre giorni È ricoverato al reparto Maxillo Facciale del San Marco. È collegato in viva voce con la mamma, Simona Rita Di Marco, che non lo lascia un attimo da solo.

Tutto è cominciato alle otto di sera. «La mamma ha accompagnato me e un mio amico in via Etnea alta. Il programma era mangiare un panino e poi incontrare altri compagni. Intorno alle 8,15 siamo arrivati in piazza Turi Ferro: si sono avvicinati questi ragazzi in branco. Erano almeno 12. Hanno cominciato a prendersela con il mio compagno: gli hanno detto che aveva picchiato un loro compagno. Naturalmente non è vero niente, è stato solo un modo per agganciarci», racconta Elio. E così sono cominciate le botte. «Hanno cominciato con il mio amico. Calci, pugni. Lo hanno accerchiato. Poi quando hanno finito con lui, io ho provato a recuperare il mio compagno per poter fuggire. Ma non ho avuto il tempo. Mi hanno accerchiato e poi mi hanno colpito prima frontalmente e poi da dietro. Diversi pugni in faccia, uno mi ha sferrato un pugno con un tirapugni dritto all’occhio. Fortissimo. Finalmente sono riuscito ad allontanarmi e sono andato al fast food chiedendo del ghiaccio. Il vigilantes del locale è stato quello che più mi ha aiutato. Ha voluto che gli spiegassi cosa fosse successo. A quel punto abbiamo chiamato i poliziotti che una volta arrivati hanno chiesto l’arrivo dell’ambulanza. Mi hanno anche chiesto - aggiunge il giovane - se riuscivo a riconoscere qualcuno della gang. Erano misti, stranieri e catanesi. Era la prima volta che li vedevo». La voce alcune volte si abbassa del ragazzino e chiede il supporto alla mamma. I ricordi di quello che è successo sono riaffiorati piano piano. «Sono ancora sotto shock», dice. E spera che quanto accaduto non abbia ripercussioni sulla sua vita sociale: «Mi hanno picchiato per divertimento. Davvero assurdo: ne sentiamo tante di episodi del genere. Ma non pensi mai possa succedere a te. Invece è successo».

Elio ha subito un’operazione per una frattura all’orbita oculare destra. Fratturato anche il setto nasale. Inoltre l’occhio ha subito diversi traumi, fra cui tre buchi alla retina con un’ischemia oculare. I medici però sono ottimisti: la giovane età è un fatto positivo per la totale guarigione. Quindi potrebbero non esserci, fortunatamente, conseguenze alla vista.

La madre non si dà pace. «Alle otto l’ho accompagnato e alle 8,25 mi ha richiamato dicendomi che dovevo andare a prenderlo perché gli avevano dato un pugno all’occhio. Mio figlio - dice Simona - è stato massacrato in cinque minuti. Sono scioccata e amareggiata. Non trovo davvero le parole per esprimere come mi sento. Mio figlio fortunatamente è tornato, ma se fosse caduto oggi saremmo davanti a una tragedia. Questi episodi non si possono ripetere: mio figlio è una persona pacata, che ha dei valori e che ama lo sport. Deve - dice - poter uscire senza la paura di essere bullizzato o picchiato. Quanto accaduto, quindi, non deve ripetersi. Serve rafforzare i controlli delle forze dell’ordine e organizzare presidi di sicurezza».

Nessun genitore può vivere con il terrore di ricevere una telefonata come quella che Simona ha ricevuto sabato sera.