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Saldi in Sicilia, l'allarme di Confcommercio: «Boccata d'ossigeno, ma l'emorragia di imprese non si ferma»

La presidente Patrizia Di Dio: attesa una spesa di quasi 400 milioni ma è crisi per il commercio di vicinato

Redazione Palermo

02 Gennaio 2026, 19:35

Confcommercio Palermo, Patrizia Di Dio riconfermata presidente: «Associazione più solida»

L’imminente avvio dei saldi invernali, previsto per sabato 3 gennaio, si presenta come un momento cruciale per l'economia siciliana, pur in un contesto di profonda crisi per il commercio di vicinato. Secondo le stime di Confcommercio, nell’Isola la spesa complessiva sfiorerà i 400 milioni di euro, con una media pro capite di circa 100 euro, coinvolgendo un milione e mezzo di famiglie. Tuttavia, dietro i numeri della stagione degli sconti, emerge un quadro di estrema fragilità per le attività produttive locali, segnato da migliaia di chiusure e una drastica riduzione dei posti di lavoro.

Patrizia Di Dio, presidente provinciale e vicepresidente nazionale di Confcommercio e Federmoda, ha delineato una situazione complessa: «I saldi rappresentano una piccola boccata d’ossigeno per l’economia locale, ma non sono previste impennate nei consumi. La situazione resta gravissima e, nonostante qualche timido segnale di fiducia, occorrono interventi urgenti da parte della politica per salvare il commercio di prossimità».

I dati riportati dall'associazione di categoria per il 2024 sono impietosi: in Sicilia il saldo tra aperture e chiusure ha fatto registrare un passivo di 9.577 imprese, con il commercio al dettaglio che ha perso quasi 5.000 attività (850 solo a Palermo). Ancora più drammatico il dato occupazionale nel settore moda: circa 20.000 posti di lavoro persi negli ultimi cinque anni.

«I dati definitivi del 2025 purtroppo certificheranno che le chiusure continuano. Senza misure adeguate questa emorragia è destinata a peggiorare, con gravi conseguenze per il PIL regionale, per l’occupazione e per la vivibilità delle nostre città, che rischiano una progressiva desertificazione commerciale», ha spiegato Di Dio. Secondo la presidente, «la realtà economica è molto più fragile di quanto spesso venga raccontato attraverso i soli indicatori macroeconomici. I consumi locali sono asfittici perché l’inflazione e gli aumenti di materie prime e bollette hanno eroso il potere d’acquisto delle famiglie».

A pesare sui conti delle imprese sono i rincari gestionali e la pressione di una concorrenza digitale spesso ritenuta sleale: «Per le imprese aumentano i costi energetici, contrattuali, fiscali e si fa sempre più aggressiva una concorrenza online scorretta, fuori dalle regole e da imposizione fiscale». Nonostante le difficoltà, Di Dio ripone speranze nella tenuta del rapporto diretto con il cliente: «C'è anche un segnale positivo: quasi il 90% di chi è interessato ai saldi acquisterà nei negozi fisici. Aumenta il valore percepito dell’acquisto sotto casa, sinonimo di fiducia, trasparenza, garanzia e qualità».

L'appello finale è rivolto alle istituzioni per interventi strutturali immediati: «Siamo in dialogo con gli assessori regionali competenti e confidiamo che prestissimo arriveranno misure di sostegno concrete. Occorre fare presto. Il commercio di prossimità rappresenta presidio sociale, sicurezza e identità. Quando chiudono i negozi, si spegne un pezzo di città».